PESCATORI DI UOMINI LA RICETTA PER RIPARTIRE

11 Apr 2016 by admin, Commenti disabilitati su PESCATORI DI UOMINI LA RICETTA PER RIPARTIRE

La chiesa di Castelletto, corso Firenze, Nostra Signora delle Grazie e di san Gerolamo è come un crocevia, sta in leggera salita, davanti alla scuola elementare Maria Mazzini, non ha sagrato, tanto è vero che qualche anno fa hanno dovuto allargare un po’ il marciapiede, rubando lo spazio alla strada per facilitare l’uscita dei fedeli. Pochi sanno che qua nacquero alcune fronde dei cosidetti “Cattolici” del dissenso degli anni Sessanta-Settanta. Sì proprio qui nel cuore di un quartiere borghese, cattolico, dove abitavano e abitano tante famiglie di quello che si poteva considerare il classico establishment genovese.

Questa chiesa era un po’ come l’epicentro di tante anime cattoliche, quelle tradizionali ben custodite da preti “forti” e autorevoli, quelle ben più aperte, coltivate da don Giacomino Piana, che abitava quasi di fronte, un prete leggendario per le sue aperture sociali e che con la grande chiesa non aveva a che fare, ma coltivava il terreno dei giovani, come Don Luciano che ospitava i ragazzi della Gs, la Gioventù studentesca, fondata a Milano da don Giussani, la costola da cui nacque poi Comunione e Liberazione, ma anche il fulcro di quei ragazzi che a Castelletto, incominciarono a contestare le gerachie cattoliche, a incominciare dall’allora potente cardinale principe Giuseppe Siri.

I giovanni della Gs, che in parte sarebbero diventati leader del movimento scoutistico, in parte fortemente dissidenti cattolici, in parte cattolici fedeli senza etichette, si incontravano all’uscita da scuola ( sopratutto dal ginnasio liceo Cristoforo Colombo della sottostante zona del Carmine) per salire a Castelletto a fare la Comunione e poi alle 18 tornavano da don Luciano, a recitare “Compieta”, la preghiera della sera.

Tornare, quindi, in questa chiesa per ascoltare l’omelia di don Andrea Villafiorita, giovane sacerdote incardinato in questa grande chiesa, “cerniera” in passato di tante spinte diverse, ma tutte fervide, è un po’ come cercare una radice ben piantata nel terreno della Chiesa genovese.

La radice c’è ancora, anche se il mondo e la Chiesa sono cambiati.

Don Villafiorita estrae dal Vangelo della domenica “la ricetta per vivere”, sopratutto per ripartire dalle crisi della vita, quelle esistenziali, quelle di un matrimonio che va male, quelle di un impegno sul lavoro che non funziona più. E’ un sacerdote giovane, che parla con toni decisi, non forti, ma molto efficaci, perchè riesce a “tradurre” il Vangelo domenicale, sopratutto questo, così denso della domenica a 15 giorni dalla Pasqua e a applicarlo alla vita quotidiana.

Si parte da un uomo, Pietro, anzi Simon Pietro, “una pasta d’uomo”, ma impulsivo, ricco di slanci come quando molla la barca piena di pesci e le reti, perchè il Signore lo ha chiamato, ma anche mediocre, prudente troppo prudente, quando tradisce Gesù prima che il gallo canti tre volte.

Pietro il pescatore che torna con la barca vuota, ma poi la riempie miracolosamente perchè sulla riva è comparso lui, il Signore. Pietro che evita lo sguardo del Signore trascinato davanti al Sinedrio con la corona di spine. Pietro che edificherà la chiesa di Cristo sulla terra.

C’è uno scambio diretto e intimo in quel Vangelo di San Giovanni, tra Pietro e Gesù, un interrogatorio a ripetizione che l’Apostolo subisce “ Mi ami?” _ gli chiede Gesù e lui risponde “Ti voglio bene” e poi si arrende alla terza domanda sulla sua fedeltà: “Tu sai tutto…”

Cosa significa questo sottile dialogo tra il pescatore che tradirà e si pentirà, piangendo e disperandosi, e il suo Signore, nella lettura di don Villafiorita?

Significa che ogni uomo può essere pescato miracolosamente, che non dobbiamo essere mediocri, , perchè ci viene sempre lasciata una possibilità di ricominciare, come a Simone Pietro che tradisce, piange, si dispera ma poi va a pascere le pecore e diventerà “pescatore di uomini”.

Ecco quello che in poco più di dieci minuti l’omelia risce a dimostrare senza scosse, senza strappi da predica forte, ma con il tono persuasivo, che filtra le sacre parole del Vangelo nell’attualità quotidiana.

“Non siamo mai troppo vecchi per ricominciare” _ questo è l’insegnamento _ “Il matrimonio non funziona più, il lavoro non va più, la tua vita spirituale è persa _ spiega don Andrea. Hai la possibilità di ricominciare.”

Qual è il trucco o meglio, la ricetta?” Tornando indietro, ricerca lo spirito con il quale avevi cominciato. Torna all’emozione di quando avevi consacrato il tuo matrimonio, riscopri cosa avevi visto nella tua sposa che ti aveva conquistato. Riscopri la spinta del tuo primo giorno di lavoro, recupera lo spirito iniziale di ogni tua iniziativa…….”

Insomma l’insegnamento che scende dal pultito è di diventare San Pietro in quel modo, ripartire non arrendersi alla mediocrità, riscoprire la spinta iniziale.

Don Villafiorita ha parlato 13 minuti nella chiesa piena.

Don Andrea Villafiorita

Chiesa di Ns delle Grazie e di San Gerolamo- Castelletto, domenica, ore 19

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