DAL MONTE DELLA GUARDIA I FULMINI DI DON GRANARA E L’AMORE OSTINATO

26 apr 2016 by FrancoManzitti, 1 Commento »

DAL MONTE DELLA GUARDIA
IL FULMINE DI DON GRANARA
E L’AMORE “OSTINATO”

Anche se la cima del Monte della Guardia, proprio dove c’è il Santuario dedicato alla Madonna protettrice dei genovesi, è avvolta dalla nebbia di aprile, a folate potenti, quasi rabbiose, l’omelia che scende dal pulpito può squarciarla. Le parole di monsignor Marco Granara, rettore del Santuario e prete “forte” della Diocesi, spazzano via la nebbia e lanciano dalla cima un messaggio chiaro nei toni e nella qualità dell’omelia.
“ Ama il tuo prossimo come te stesso”: la frase-chiave della dottrina cattolica è solo lo spunto di un’omelia che vibra nella grande chiesa, che sta lassù, appunto tra le nuvole, dove la devozione dei credenti sale per quella salita, ma dove arrivano anche gli altri, che non credono e si raccomandano lo stesso, e che si vede da ogni lato della valle Polcevera là sotto, con i suoi dolori, che oggi sono il petrolio uscito dai tubi e prima quante altre difficoltà e sofferenza!
La Guardia non è solo una chiesa: è il posto dove arrivano i pellegrini, è quel grande piazzale vista mare, è quella vetta con in cima il convento e poi i luoghi dell’accoglienza e la corona dei ristoranti, l’aria fine degli ottocento metri d’altezza, i banchetti dei souvenirs semplici. E’ un mondo sospeso lassù: la pace, la preghiera, la distanza, il cielo, le nuvole e ora anche la nebbia.
“La Guardia è fuori dal mondo? _ alza la voce, nel cuore della sua omelia, don Granara _ e là sotto ci sono i telegiornali che pontificano, i politici contro i magistrati, i magistrati contro i politici, quelli che parlano, parlano e non concludono mai niente…..No, oggi qui c’è un posto in cima a questo monte dove bisogna sentire quello che dice Lui e se lo state ad ascoltare cambia tutto!”
Granara ha un’eloquenza diretta, trascinante, senza fronzoli, di uno che parla come se scendesse a valle, da quel Monte, sulle rapide di un torrente. L’omelia parte da un pezzo di Vangelo semplice e universale, perchè parla del messaggio che, nella terza domenica dopo Pasqua, Gesù lancia ai suoi discepoli, insieme all’insegnamento di amare il prossimo come se stessi: andate e spiegate a tutti l’importanza di questo amore da diffondere.
E’ un amore “ostinato” quello che Gesù predica e che in cima al Monte della Guardia don Granara “pubblicizza” con la sua forza e la sua tecnica oratoria. “Non voglio perderne uno dei miei figli, quello è un mafioso? Non voglio perderlo. Quello è un capomafioso? Nemmeno lui voglio perdere. Non voglio che si diano pacche sulle spalle a chi ha sbagliato e lo si lascia andare così . Io vi voglio così anche sbagliati, vi ho cercato quando vi eravate buttati via e io vi lascio un comandamento, ama il tuo prossimo come te stesso, dovete amare come vi ho amato io……”
L’esemplificazione di Granara è diretta e forte: parla mettendosi nei panni del Signore e questo ha una efficacia trascinante nel passaggio tra il racconto diretto e quello indiretto. “Gesù amava anche Giuda che lo stava tradendo e raccomadava questo comandamento dell’amore proprio nel contesto in cui Iscariota lo pugnalava alle spalle. Aveva fatto gli accordi con i soldati_ “Andate nell’orto del Getzemani e prendetelo, ve lo indicherò io.”_ Gesù lo sapeva e a Giuda aveva perfino detto: se devi farlo (di tradire) fallo presto. E poi a Giuda, che gli darà il famoso bacio del tradimento, indicandolo così alle guardie, mica dirà parole dure, accuse. Non gli dirà “schifoso” mi hai tradito, hai tradito il sangue del giusto……Povero Giuda, povero Cristo…….”
E’ un passaggio fondamentale questo del Vangelo e anche dell’omelia di monsignor Granara, che insiste, immedesimandosi nel dialogo tra lui stesso e i discepoli, ai quali sta spiegando cosa è quell’ amore “ostinato”.
“Voi mi dite che devo farmi valere, che devo smetterla di fare le predichette, ma che devo sbaragliare i nemici, quelli che vengono a prendermi. No! Io non sono venuto a fare questo. “Anche Giovanni e Giacomo_ ricorda Granara _ chiedevano che Gesù mobilitasse i suoi eserciti, che invocasse suo padre nei cieli e lo salvasse….” “ Mio padre i suoi figli non li vuole sterminare, li vuole cambiare nella libertà…..”
Eccolo lì l’insegnamento dell’omelia, il messaggio che il presdicatore chiama : l’ amore di Dio, il marchio di fabbrica……..
” Andate e predicate _ dice _ che Dio non è stufo dei peccati che commetete, anche se ve lo meritereste…Andate a dire a tutti quello che ho fatto……….”
L’omelia non perde di forza, anche quando torna sulle Letture della domenica e descrive come quel messaggio da diffondere abbia viaggiato nel mondo terreno di allora, portato dai discepoli in Paesi che oggi si chiamano Turchia, Siria, e che allora avevano altri nomi, come la Cirenaica, Antiochia. E Granara descrive anche come avveniva questa diffusione del “verbo”. Parlavano l’ebraico e allora i primi che contattavano erano gli ebrei e li contattavano, dicendo che erano della loro religione, che credevano nello stesso Dio, in Abramo e in Isaccco ma che c’era una novità, Gesù di Nazareth. E quelli, magari a quel punto li insultavano, gli dicevano di levarsi dai piedi, di andarsene….eccolo il duro destino dei missionari che incominciavano la loro missione….
Granara esemplifica che quell’amore ostinato deve vincere tutto, anche le terribili situazioni nelle quali sei chiamato a vivere. Non devi credere di non essere amato se hai le malattie, se sei paralizzato, se c’è la mafia, la violenza che ti colpisce. Dio è venuto a rimettere i tuoi peccati e a cercare di cambiare l’uomo con l’amore. E’ venuto a far vedere che se si deve vivere nella guerra, nella cattiveria nella schiavitù, lo si deve fare da battezzati. Bisogna vivere amando, altrimenti si vive male. E come si fa?
E’ a questo punto dell’omelia che Granara tira fuori Papa Francesco e il suo gesto storico di andare a Lesbo e di portarsi via i venti immigrati, di caricarli sul suo aereo. “ E’ mica stato a calcolare chi erano, come erano _ dice il monsignore dal suo pulpito della Guardia _ c’erano due giovani fidanzati e lui era musulmano…… non erano certo tutti cattolici e cosa significava se non lo erano?…. non è un gesto d’amore quello?”
Poi il papa ha raccomandato di aiutare quelli dell’Ucraina, che stanno soffrendo e che tutti dimenticano e poi c’è stato il terremoto dell’Ecuador… Cosa vuol dire amare il prossimo, vuol dire che davanti a tutti quelli che soffrono devi ricordare che sono fratelli, che, se puoi, devi aiutarli. Questo è il dinamismo del mondo secondo la legge dell’amore “ostinato”. Che squarcia, con le parole dell’ omelia, anche la nebbia.

Monsignor Marco Granara
Rettore del Santuario della Guardia
sabato ore 17

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1 Commento

  1. Adolfo scrive:

    Complimenti Franco ! E ovviamente complimenti don Marco…ops monsignor Granara.
    Sembra tutto così bello, logico e anche semplice. Ma perché non riusciamo a voler bene al nostro prossimop, tutto ? Cosa ci spinge a rincorrere così spasmodicamente, per noi stessi,le cose del mondo, pur sapendo che non potremo portarci via da questa terra neppure un granello di sabbia ? Perché non ci rendiamo conto che porteremo con noi solo il bene che abbiamo fatto al nostro prossimo ?
    Comunque, complimenti ancora Franco e… continua così. Adolfo

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