I dialoghi di don GianFranco e il paraclito di Sestri P.

5 mag 2016 by FrancoManzitti, Commenti disabilitati

I DIALOGHI DI DON GIANFRANCO
E IL PARACLITO SALE SULL’ALTARE

Don Giafranco Calabrese, parroco della grande parrocchia di san Giovanni Battista, nel cuore di Sestri Ponente, diecimila anime “sotto controllo” in uno dei quartieri più popolosi e ex operai di Genova, usa la “predica”, l’omelia come un dialogo con i suoi fedeli, grandi e piccoli.
Dopo le letture e il Vangelo si piazza ai piedi dell’altare, impugna il microfono e trasforma il momento della parola che scende dal pulpito in un vero confronto, un botta e risposta.
E’ una grande messa quella della domenica in questa chiesa-ombelico della ex Stalingrando di Genova (la chiamavano così Sestri per la forza del Pci storico e appunto operaio). Il don, che è un uomo di alto spirito, di una grande forza, un trascinatore riflessivo, con il suo piccolo appartamento nella canonica pieno di libri, entra in chiesta in cima a un corteo di diciotto chierichetti e chierichette in un tripudio di musica, di canti e suoni di chitarre.
Inutile spiegare che questa chiesa arrampicata sulla collina, sotto l’Ospedale, è piena del suo popolo.
E’ il primo maggio e il signor parroco ricorda prima di tutto quella data: è la festa del lavoro_ dice ancor prima di cominciare a celebrare_ di chi ce l’ha, ma sopratutto di chi non ce l’ha, lo cerca anche con grande fatica e sofferenza. Come non ricordarlo in questo pezzo della città che ne aveva tanto di lavoro, fabbriche, cantieri, una operosità diffusa, “un marchio” che resiste, eccome, anche in queste difficoltà di oggi?
Ma questa è una messa: il don spiega subito, usando anche la cronaca e la sua attualità, in che periodo liturgico stiamo vivendo, prima di incominciare il rito di introduzione. Nella notte i ladri sono entrati in chiesa e hanno rubato un crocefisso prezioso dalla sacrestia, strappando , però, il corpo del Cristo e lasciando la croce. Don Granfranco trae da questo atto, che in altri tempi avremmo definito sacrilego, una lezione sulla Pasqua. “E’ la prova che Gesù è risorto, non è più sulla croce….. spiega, capovolgendo la violenza di quell’atto in una manifestazione di fede: siamo a Pasqua, festa della Resurrezione e anche i ladri ce lo ricordano.
Ci sono le letture da spiegare e per farlo Calabrese intavola dalla sua postazione, più tra i fedeli che sull’altare, il suo dialogo. Negli Atti degli Apostoli Paolo e Barnaba discutono con i giudei che predicano la circoncisione e dissentono anche aspramente: non è quella la condizione per essere salvati. E cosa fa don Calabrese per spiegare questo contrasto? Interroga i bimbi della prima fila:
“ Cosa facevano Paolo e Barnaba?” Un bambino risponde pronto: “Litigavano”.
Ecco la lezione dell’omelia-dialogo: “Quando papà e mamma discutono animatamente cosa fanno, litigano. Quando in famiglia c’è un problema si litiga, si discute. Ma è meglio di quando la famiglia non vede i problemi, non li discute, non li affronta e vengono fuori lo stesso. E allora come si fa nella società e nella chiesa di fronte ai problemi che esplodono?
Don Calabrese chiede aiuto al Vangelo, che ha appena letto e dove c’è una parola che va spiegata proprio con il dialogo. Quando c’è un problema si chiama in soccorso lo spirito santo Paraclito_ dice quasi provocatorio il don, citando San Giovanni.
Paraclito come spiegare questa astrusa parola? La tecnica del parroco è quella di chiamare sull’altare un bimbo della prima elementare e chiedergli di leggere quel passo del Vangelo. Il bimbo ci prova, ma non ci riesce ovviamente e allorgga si chiama in soccorso uno più grande, che salga ad aiutare. Para caleo, chiamare in aiuto _ spiega Calabrese al suo popolo di bimbi e di grandi.
Eccolo interpretato “dal vivo” quel Vangelo che aveva raccontato di Gesù annunciante il soccorso del Paraclito, dello spirito santo, inviato da Dio “per spiegare ogni cosa”, quando lui non ci sarà più sulla terra.
Qual è la conclusione? La nostra società ha bisogno di cristiani-paracliti, che vengano in aiuto perchè nel mondo c’è lo spirito del male, c’è l’egoismo che domina. Se al Consiglio dei Ministri si alzasse uno spirito Paraclito e tutti si impegnassero a ascoltarlo, non per litigare, ma per risolvere, se alle Nazioni Unite, invece di discorsi di confini chiusi, invocassero un altro spirito di aiuto di comprensione reciproca…..
Don Calabrese usa anche esempi più teologici per spiegare come il dissenso, lo scontro, le diverse visioni possono essere tramutate, se lo spirito è quello giusto: nell’ultimo molto discusso Sinodo dei vescovi ci sono state grandi polemiche sulla comunione ai divorziati, su altri temi delicati della famiglia, i vescovi si sono scontrati, ma poi grazie al papa Francesco si è arrivati a un documento comune che tutti leggerano.
L’omelia, cominciata con i dialoghi, finisce con una barzelletta, che il parroco racconta per spiegare ancora meglio come le divisioni si possono superare: un giorno Dio va allo stadio perchè c’è una partita tra cristiani e mussulmani. Il campo verde è bellissimo. Fanno gol i cristiani e Dio esulta. Poi segnano i mussulmani e di nuovo il Signore si alza e esulta. Domanda: ma scusa, con chi stai Dio? Sono venuto allo stadio per divertirmi. La risposta suscita perplessità e una riflessione durissima: tifando ambedue, costui è ateo, non crede nell’uno nè nell’altro. Invece se c’è sempre il modo di divertirsi vuol dire che c’è amore. Insomma siamo uomini di comunione o di divisione?
La predica-dialogo è finita con tanto di tocco da barzelletta. Ma non è finita la messa happening di don Granfranco, C’è una sfilata di fedeli che recitano le intenzioni, poi ci sono i bambini che stanno per fare la prima comunione, una sessantina che salgono sull’altare, lo circondano e poi scendono per il segno della pace e “invadono” allegramente la Chiesa.

Don Gianfranco Calabrese
chiesa di San Giovanni Battista in Sestri
domenica ore 11

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