DON BERNINI, LA CHIESA DI CONFINE E DON GALLO

10 nov 2016 by FrancoManzitti, Commenti disabilitati

DON DAVIDE E LA RESURREZIONE
NELLA CHIESA DI CONFINE

Scendere al Carmine, cioè nella Chiesa di Nostra Signora di Santa Agnese e del Carmine, o anche salire, è come andare su un confine. Il Carmine sta, infatti, su una linea precisa della città, al bordo della parte bassa della Circonvallazione a Monte, quasi all’ombra del gigante decadente dell’Albergo dei Poveri e sospesa sopra la piazza dell’Annunziata. Sul fianco sinistro delle sue mura, risalendo dalla piazza del Mercato verso l’Olivella e verso quel gioiellino della piazzetta con la piccola chiesa, su per una creuza stretta, si monta verso il verde di Corso Carbonara, ma oltre c’è il dedalo stretto di vicoli in salita secca, la compressione delle case ai piedi di Castelletto.
Sarà anche per questa sospensione tra i “quartieri alti”, quelli bassi, sotto l’Annunziata e la Zecca, tra le Quattro Fontane, via Balbi, via Prè che questa chiesa con due ingressi quasi paritari, un sagrato e una scalinata, è un po’ una cerniera della città.
E non sarà per caso che qui trovò casa e base della sua “rivoluzione” don Andrea Gallo che vi giunse all’inizio degli anni Sessanta come curato, vi restò sbuffando per qualche anno, poi divenne Don Gallo con tutte le sue vocazioni e ne fu allontanato dal cardinale Giuseppe Siri per l’esilio all’Isola D’Elba e poi il “ricovero” a san Benedetto.
Ma quello era “Il Carmine” , base storica di un movimento che intorno al “Gallo” nacque, crebbe, si mantenne e resistette fino ad ora: i suoi funerali, con contestazione al cardinale Bagnasco, si sono celebrati lì, perchè cosi volle Andrea e non c’era altro posto, così baricentrico della sua vita, dove tutto cominciava e alla fine si concludeva.
Per questo andare a sentire l’omelia di don Davide Bernini, alla messa delle 11, al Carmine, e un po’ come tornare su quel confine, che in qualche modo ritrovi tra i banchi della chiesa, dove la luce entra forte dalle vetrate dietro l’Altar Maggiore e dove, seduti tra i banchi trovi i fedeli-abitanti di questo confine, le grandi e solide famiglie della Circonvallazione che “pendono” sul Carmine, quelle che rappresentavano un ceto cattolico, imprenditoriale, ma anche intellettuale con radici forti nello scautismo, nei servizi di solidarietà agli altri, perfino nell’impegno civile e politico.
E trovi anche le giovani famiglie con i bambini piccoli che hanno attecchito sulla linea del confine la loro casa e un habitat unico, appunto di sospensione, il verde dei giardinetti lassù, il pulsare del centro storico a due piazze di distanza, l’ombra del Mercato rionale trasformato modernamente, protettiva con le botteghe, lo stesso fornaio da decenni, la salita verso l’asilo, con il monumento dei trogoli antichi, sotto la scuola storica del “Colombo” detto “Colombino” perchè ci studiavano solo i ragazzi delle Medie, mentre il “Colombo-Colombone”, il grande classico sta diseso dall’altra parte, quello sì anche scuola di grande confine, il liceo che ha “aspirato” studenti dal Ponente, al centro Storico, alla Circonvallazione, perfino dall’entroterra attraversola Stazione Principe, in un mix trasversale di cultura e società, che si tramanda di generazioni in generazioni, incessantemente, dagli inizi del secolo scorso.
Quando ha finito di leggere il Vangelo secondo San Luca della domenica, “Dio non è il Dio dei Morti, ma dei vivi”, don Davide alza sulla sua testa il libro della Sacra Scrittura e lo protende, brandendolo bene in alto, verso i fedeli, con un gesto “forte”, come dire: questo abbiamo letto, questa è la sua parola, di questo parliamo….
Non è un tema facile quello dei sadducei, i quali negavano che vi sia la resurrezione, ma chiesero a Gesù notizie sulla Resurrezione stessa, “sbandierando” il caso dei sette fratelli che sposano la stessa moglie, non hanno figli nessuno, muoiono tutti, poi muore anche la donna. Questa donna, dunque, nella resurrezione, di chi sarà la moglie?
E Gesù risponde alla domanda captiosa e cattiva dei sadducei, che i figli di questo mondo, giudicati degni dell’altro mondo e della resurrezione dei morti, non prendono moglie e marito e neppure possono morire, perchè diventano angeli e, essendo figli della resurrezione, sono figli di Dio.
“Il problema è di mettere insieme la nostra vita quotidiana con il mistero di Dio”_ spiega don Davide entrando nella vera risposta di quella domanda.
I legami di prendere moglie e marito in questa vita durano anche dopo, se siamo con il Signore che ha dimostrato questo passaggio con i segni sulla sua croce, il suo martirio, il suo sacrificio.
E’ come se dicesse, don Davide nella sua omelia, rispondendo alla domanda dei sadducei, che è sbagliato pensare di “possedere”. Chi di quei sette fratelli ha “posseduto” la rispettiva moglie?
La domanda è sbagliata: non non possediamo gli altri…Gesù spazza via questa idea e dice che saranno come angeli dopo la morte. Attenzione :angeli non fantasmi, ma angeli che vivono nella felicità di stare vicino a Dio, di guardarlo in faccia…
“ E’ chiaro che sono simboli”_ tranquillizza don Davide per non fuorviare troppo con l’immagine dei fantasmi e degli angeli_ e questo degli angeli è uno dei simboli più significativi, perchè indica che si riconosce un volto. Nel nome di Dio c’è il nostro nome proprio. Rispetto a Dio quel nome comprende noi. Il nostro cammino verso l’eternità procede con la cronologia, con l’intensità della cronologia, ma passa in quella felicità.
Quando possediamo quel volto, quando ci fidiano dell’altro e ci riconosciamo, quello è il nostro percorso tra la vita quotidiana e il mistero di Dio. In questo modo noi costruiamo l’eternità, partendo dalla nostra vita quotidiana.
Don Davide chiama tutti i bambini della chiesa a salire sull’altare per recitare il Padre Nostro, poi li manda su e giù per le navate a scambiare il segno della pace.
Quando la messa finisce i fedeli restano a lungo nella chiesa di confine a parlare tra le navate con Don Davide e tra loro.

Don Davide Bernini
Chiesa di NS di santa Agnese e del Carmine domenica ore 11

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