La strada per Natale di Padre Gabriele

6 dic 2016 by FrancoManzitti, Commenti disabilitati

IL NATALE TUTTI I GIORNI DI PADRE GABRIELE
ALL’OMBRA CAPUCCINA DEL PADRE SANTO

La Chiesa dei Capuccini, che si chiama anche del Padre Santo, sta in un angolo come sospeso sopra il cuore di Genova, di fianco alla Villetta di Negro, sotto i viali della Circonvallazione a Monte, all’ombra, quasi, della ex facoltà di Economia e Commercio, grande edificio cadente dove abitava fino a poco fa il Buridda, più noto dei Centri Sociali. Sta, questa chiesa con il corpo imbalsamato di padre Francesco da Camporosso, nella sua teca di vetro, dentro l’altare laterale di sinistra, guardando l’abside, tra gli alberi, il vecchio cinema ancora in funzione, una grande villa padronale, in cima a una scalinata e a una creuza. Ci salgono quelli che a mezzogiorno cercano un pasto caldo dai frati e entrano dalla porta sinistra in dignitoso e lungo corteo. Ci saliranno ora quelli che vanno a ammirare il Presepe, allestito in una costruzione esterna alla chiesa, così tradizionalmente capuccina con il suo legno, le sue lapidi.
E’ quasi Natale e dal pulpito padre Gabriele, nella sua omelia domenicale delle 12, non risparmia i toni e gli ammonimenti per la Festa, i cui riti pagani salgono come su una nuvola dal centro città, da Corvetto, dalle luminarie di via Roma, ancora su per quella ripida salita che porta al Santo.
E’ la domenica del Vangelo che parla di Giovanni Battista, il “battezzatore” . E’ una domenica che guarda già a questo Natale che si avvicina.
“Prima c’è Ferragosto con i suoi riti, poi arriva l’autunno, poi ecco Natale _ attacca sbrigativamente padre Gabriele_ arriva Natale con le sue luci, ma poi passate le feste, come si dice, “gabbato lo Santo”, tutto finisce. “
Il Padre con il saio nella chiesa silenziosa e piena alza il tono: “ Attenti che Natale è tutti i giorni. Dio è venuto per sempre, è resuscitato per noi, sta sempre con noi. Adesso è Natale ma non finisce ora. Apriamo gli occhi. Dio è vicino, vive con te, con quelli che incontri ogni giorno…….E’ chiaro che noi ci portiamo dietro come pesi tutte le nostre vite quotidiane e arriviamo alla fine dell’anno pieni di zavorre e aspettiamo il Natale e la fine dell’anno, come se ci dovessimo liberare, festeggiando tra le luci e i colori. Ma fermiamoci, guardiamo oltre queste luci.”
Il problema per padre Gabriele nella sua omelia è, dunque, come arrivare a questo Natale che deve essere “accolto” e non deve essere vissuto superficialmente con quelle luci, con quelle feste rituali che poi finiscono……”
“Tu devi conoscerlo il Signore che arriva _ alza il tono il padre dall’altare _ la sua Chiesa parla di conversione…….e allora, per accoglierlo meglio, convertiamoci. Non illudetevi: non basta dire sono salvo. Non basta accontentarsi dei segni e delle preghiere. Guardate questa chiesa, quante lapidi di ringraziamento, di sepoltura ci sono . Non basta fare questo, proclamare la propria fede, scolpirla nel marmo, nella pietra per ritenersi salvi. Dimostrate che c’è una mentalità nuova, che siete pronti a fare di più!”
L’invito va spiegato e padre Gabriele non si fa pregare, esemplifica e fa capire bene cosa vuol dire: “ Quando guardiamo gli alberi d’inverno sembrano tutti uguali, spogli allo stesso modo. Per capire se sono un melo, un pero, dobbiamo aspettare che facciano i frutti. Ecco, sono i frutti che se sei veramente cattolico, ti aiutano a dimostrare che sei diventato “nuovo”. Devi produrre frutti di giustizia e di pace.” Questa è la vita da credente che si avvicina a Natale: produrre frutti di giustizia, pace, generosità, perdono.”
Padre Gabriele non lo ripete, ma questa è la strada della sua omelia, a quindici giorni da Natale.
L’omelia è durata otto minuti, ma ha tracciato una altra strada, sopra quelle luminarie, delle quali la città si addobba per la Festa.

Chiesa dei Capuccini e di Padre Santo
padre Gabriele
ordine dei Capuccini
domenica ore 12

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