LA PROVVIDENZA IN SALITA E LA PASTASCIUTTA DI DON FULLY

10 feb 2017 by FrancoManzitti, 1 Commento »

LA PROVVIDENZA IN SALITA
E LA PASTASCIUTTA DI DON FULLY

Già è dura, se sali a piedi da via Napoli in quel grand canyon di case su case e cemento , arrivare alla Chiesa di Nostra Signora della Provvidenza, “appesa” tra i tornanti della strada. Già è dura ricordare la lunga e dolorosa storia di questa chiesa che ai vecchi tempi era di legno, sistemata giù in via Napoli, poi nel 1963 benedetta da Siri tra le nuove opere sacre del lungo dopoguerra che rosicchiava la collina per costruire i grandi quartieri popolari. E le chiese dove dovevi metterle se non in mezzo alle case che rubavano il verde, i prati e anche un po’ il cielo di Genova, da scalare anche lui in mezzo ai piloni di cemento, alle muraglie di mattoni.
Già è duro ricordare quello che accadde qua a questa chiesa il 6 aprile del 1974 quando la canonica prese fuoco e ci morirono don Antonio Acciai, grande prete di frontiera avanzata, il parroco, la sua mamma Emma e il curato don Orazio Chiapparo. Sali verso quella chiesa e quel fuoco non te lo puoi dimenticare perchè a soli 50 anni bruciò la vita di don Acciai e di don Chiapparo e della anziana mamma e danneggiò anche la chiesa e quel fumo nero fu un incubo per anni e anni e solo nel 1969 un allora giovane don Marco Granara riuscì a entrare nella chiesa per ricostruirla e solo nel 1984 è stata riinaugurata e benedetta di nuovo dal cardinale Siri.
In una domenica di pioggia e cielo cupo sali questa strada un po’ impervia, un po’ emozionante da ricordare e ti vengono in mente le tue memorie di vecchio cronista e quell’immagine drammatica di don Acciai che cercava di sfuggire al fuoco, appeso alla finestra della casa che bruciava, alle sue grandi opere di bene, di solidarietà a quella chiesa aperta a tutti che ora bruciava nel fuoco, nel nero di quel fumo assassino. La foto di quel rogo e di quel martirio era finita sui giornali e aveva sconvolto non solo i tanti amici del don.
Ma questa è una giornata diversa, anche se il cielo è scuro, in qualche modo una giornata di festa che il nuovo parroco, appena insediato ufficialmente, don Fully Doragrossa, celebra con tutti i crismi. Il giorno prima c’è stato il suo ingresso ufficiale con una grande messa celebrata dal cardinale Angelo Bagnasco e questo prete che arriva da lontano perchè era lui il titolare della missione della Curia di Genova a Cuba, per quattro anni nell’isola di Fidel Castro, dice la sua prima messa domenicale nella sua casa.
Quanto è lontana Cuba da questa isola di cemento e di ricordi, da questo quartiere popolare e popoloso, legato alla Chiesa costruita là in mezzo ai piloni e ai tornanti, ferita a morte dal fuoco, risorta, ricostruita? E quanto, invece, è vicina all’isola caraibica?
Oggi nelle parole di don Fully e nei canti in spagnolo, non solo in onore della sua vecchia missione, ma anche della comunità sudamericana che anche qua vive, e nella liturgia di questa quinta domenica dopo Natale sembra vicina, vicinissima l’isola caraibica.
“E’ la giornata dedicata alla vita, e la vita è bella, è gustosa_ dice il parroco aprendo la celebrazione_ è vero che la vita investe grandi temi, l’eutanasia, il problema della sua fine, della sua difesa nel grembo delle madri, ma la vita è anche quella di tutti i giorni, che da sapore alla quotidianeità, che può cambiare tutto il resto, perchè la vita è bella.”
Non è solo “la giornata della vita”, è anche quella del sale e della luce che sono il tema delle letture nella messa. Don Fully alza bene il libro del Vangelo dopo avere letto il brano di san Matteo: “Voi siete il sale della terra……” e lo mostra ai fedeli, appena ha finito di leggere e al soffitto a vela della chiesa sale un canto in spagnolo.
Poi l’omelia incomincia con il parroco, in mano il microfono sui primi gradini dell’altare, ed ha il tono colloquiale, semplice che don Fully doveva usare per farsi capire dai suoi parrocchiani cubani. L’attacco è quasi provocatorio e forse anche perchè nelle prime file ci sono molti bambini delle scuole elementari: “ Lo sai tu come si fa una pastasciutta?_ chiede il parroco. E poi via con la spiegazione: “ Si mette l’acqua nella pentola e poi cosa si aggiunge? Il sale. Quando poi la mangi la pastasciutta, il sale lo senti, non lo vedi. E se il sale non c’è? I mariti mugugnano, non c’è sale. Oppure c’è troppo sale……Capito cosa è il sale?”
Poi si passa alla luce. Altra piccola provocazione dal pulpito: “Siete nella vostra cameretta, ma se non c’è la luce non potete studiare. Dove è la lampadina? Appesa al soffitto e illumina tutto, fa una grande differenza.”
Cosa c’entra il Vangelo di questa domenica con i due esempi tanto quotidiani, casalinghi? “Sono due esempi che Gesù ci sottopone perchè vuole che siate come il sale che da sapore e la luce che illumina!”
Non è così semplice non è così scolastico l’esempio, perchè il sole non c’è sempre e, quindi, anche la luce può sparire. In realtà, dice don Fully_ nella famiglia, nella società poi il cristiano sparisce, non ha sempre i segni, qualche volta non gli serve apparire per dare sapore alla vita.”
Non sarà poi così difficile dare il sapore alle cose. “Papa Francesco e il Vangelo dicono che la vita è una gioia, diamo questo sapore, amando anche le piccole cose.
Insomma bisogna essere come il lievito nelle famiglie, nella società. Non serve apparire ma dare il sapore. Certo _dice don Fully _ anche le grandi cose danno un sapore come un buono stipendio, la bella casa dove abiti, ma attenzione si può apprezzare anche la vita attraverso i piccoli dettagli. Si possono dare segnali coin piccoli segni di attenzione, vivendo, per esempio, la tenerezza della vita….” I ragazzini della navata centrale nella chiesa a vela sono tutti scolari ed ecco allora un esempio pratico “di piccoli segnali” che il parroco offre: “ il sorriso del bidello, quando entrate a scuola, gli amici che ti vengono incontro, il maestro che ti accoglie bene. Bisogna anche con questi piccoli gesti dare gusto alla vita. Poi ci sono le buone opere fondamentali che risplendono: dare da mangiare a chi ha fame, dissetare chi chiede di bere, aiutare i poveri……Ma non scordate mai i dettagli: pensate a come ci piace la vita quando siamo innamorati e come è bello il sorriso di un nipotino per un nonno.”
Don Fully, però, è realista e sa bene che la vita da celebrare è anche quella difficile che pone grandi problemi come quando nasce un bambino da una mamma senza casa, senza lavoro, senza famiglia. Chissà quanti casi come questi avrà vissuto, per esempio, nella sua missione di Cuba!
“Allora si accoglie, si incoraggia, si aiuta, proprio perchè ogni vita è bella, anche in quelle grandi difficoltà.”
Quando la messa finisce don Fully ripete il pensiero chiave: dare gusto alla vita, metterci il sale, aiutare le persone, non pensare solo alle megaopere….. Quando la messa finisce passi davanti alla lapide che ricorda don Acciai, il suo martirio nel fuoco di questa chiesa e scendi, quasi a picco verso la strada a tornanti che si tuffa nel cemento del quartiere popolare.

1 Commento

  1. tiziana scrive:

    Salire da via Napoli in quel gran canyon di case….il sale della vita…Per quello che mi ricordo, non lo definirei “un dettaglio”il cambiamento della vita quando si è innamorati!ma forse don Fully non ne sa più di tanto…la vita non è facile ma anche superare i problemi la rende bella e poi la vita è bella perché può sorprendere!commento ben scritto come sempre..

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