LE DUE CANDELE DI PADRE CAVALLINI

14 feb 2017 by FrancoManzitti, 2 Commenti »

IL SALE E LA LUCE SULL’ALTARE
LE DUE CANDELE DI CAVALLINI

Esattamente si chiama SS Nome di Gesù e dei Santi Ambrogio e Andrea. Ma per i genovesi è semplicemente la Chiesa del Gesù, o per i più anziani, Sant’Ambrogio e per tutti la “chiesa dei Gesuiti”, che infatti la ricostruirono nel Cinquecento. Sta, questa chiesa che è come una galleria d’arte con i suoi due Rubens a sfavillare e tutto il resto, tra Guido Reni, Vouet, Piola, Semino, Marano, Bernardo Castello e Andrea De Ferrari più altri, sta, questa grande chiesa, come un confine della Piazza Matteotti con i lati verso De Ferrari e la sua “reggia” regionale, le spalle alla city economica dell’Unicredit e della Banca d’Italia e la facciata in pietra di Finale e stile tardo manierista, con tre ingressi, verso il flusso che sale per san Lorenzo sù dal Porto Antico.
Il “Gesù” fa quasi ombra alla Cattedrale di san Lorenzo, sprofondata nei caruggi, e non è un caso che diventi la “seconda istanza” della sede arcivescovile: la chiesa dove il cardinale viene a celebrare il Te Deum di fine anno, lanciando i suoi strali, la chiesa che svetta appena fuori dal centro storico…..
Questa sera, nella oramai seguitissima messa delle 21, sull’altare maggiore, appoggiati sulla balaustra ci sono sacchetti di sale e lampade accese, il sale e la luce delle sacre letture, che ispirano la consegna ai fedeli, non simbolica ma reale, alla fine del rito, dei granelli di minerale da portare a casa.
E’ una serata di pioggia dura, quasi neve e vento freddo e il padre Francesco Cavallini ringrazia i fedeli che riempiono la chiesa per essere venuti. Certo, quelli che sono venuti e che torneranno a casa con il sale in tasca da conservare e sulla cui funzione meditare, non sono fedeli di facciata, come quelli ai quali Cavallini dedica subito la stoccata iniziale della sua omelia, pronunciata al solito dal centro della navata principale, il microfono in mano, il passo atletico avanti e indietro tra i gradini dell’altare e le panche di legno scuro dove lo ascoltano.
“Isaia se la prende con il culto di facciata, con i riti di facciata con quelli che digiunano per farsi vedere, ma poi nella vita concreta, altro che digiuno…..Il vero digiuno è dar da mangiare agli affamati. Eccolo il rischio di tutte le religioni e del mondo in generale: vivere una fede di facciata”. “ Ma come si fa_ chiede il padre dal suo pulpito in movimento_ a non vivere una fede di facciata?”
La risposta è nei capitoli 5, 6,7 di Matteo nel suo lungo, unico discorso sulle Beatitudini. “C’è un’altra legge oltre i dieci comandamenti, non ci sono più solo quelli!”
Ecco come entrano in campo il sale e la luce, dopo la stoccata di Isaia.
“Cosa serve il sale? _ chiede un po’ provocatorio Cavallini_ A due cose: conservare, a mettere, appunto, sotto sale per non far marcire, imputridire, la carne e il pesce e poi serve a valorizzare il sapore degli alimenti. Con il sale si da gusto, si tira fuori il meglio degli alimenti.”
Poi c’è la luce, che vuole dire vita, uscita dalle tenebre, vuol dire dare consistenza alle cose, valorizzare quello che c’è già. Il saggio è illuminato……..”
Già ma dove è il link con le parole delle letture: come si fa a essere sale e luce così nel mondo di oggi? Cavallini ha pronto un esempio nella sua omelia.
Si incomincia dalla luce. “Immaginate due candele_ dice _ una molto decorata, bella e l’altra consumata, brutta, quasi oramai alla fine nello sgocciolio della sua cera. Quella bella si usa per decorare la casa, quella brutta si consuma fino in fondo, si brucia, si usa. Quale è la candela che realizza di più? Ma quella vecchia, perchè si consuma, mentre quella bella sì che si conserva, ma non rende il senso di se stessa.”
Ecco il punto chiave per capire cosa serve la luce: “Qual è il telos delle cose_ grecizza un po’ il padre dal suo pulpito_ fare le cose. La candela ha il suo telos, il suo fine, realizza se stessa bruciando, andando verso la sua morte. Se si conserva, se non brucia, può vivere a lungo ma non da senso alla sua vita, non realizza il suo scopo.”
Domanda chiave? Se il fine della candela è bruciare, quale sarà il fine dell’uomo? La risposta di Cavallini è secca, quasi perentoria e esce dalla luce, dal sale: il fine dell’uomo è amare. Ma è chiaro che amare vuole dire consumarsi, rischiare, andare incontro a una scelta ,farsi carico, essere scomodi.”
Conclusione. Trattenendo i granelli di sale in mano e osservando le due candele ci si può chiedere qual è il segreto della vita. “Dare sapore, incidere, diventare luce e sapienza, se dai amore scatenando dei possibili confronti, allora sarai più in sintonia con il tuo telos, con il tuo scopo.”
L’alternativa a questo atteggiamento è in agguato continuamente, nella “bassa quotidianeità” di ogni giorno. Cavallini te lo spiattella, dopo il sale e la luce, questo rischio: “ Quante volte ti rendi conto della pochezza dei discorsi, che ascolti, che fai. Se non ti nutri con quel sale e con quella luce scopri l’insignificanza delle scelte, dei discorsi, del sapore della tua vita….Insomma o frequenti Gesù e acquisti questa forza di sale e di luce o vivi al buio e senza sapore…..sembra la conclusione di Cavallini che con la sua falcata risale i gradini dell’altare e va a sedersi.
Questa volta i minuti di silenzio totale, catartico, per meditare sulle parole appena ascoltate, dura sei minuti con la corda della chitarra pizzicata, il cui suono appena percettibile poi sale, sale lentamente facendo da eco ai propri pensieri nella grande chiesa dei Gesuiti.
Alla fine c’è la processione per andare a rifornirsi del sale: prenderlo nelle urne di vetro, farsi un pacchettino piccolo, infilarselo in tasca, uscire dalla chiesa nel vento, nel freddo di De Ferrari deserta nella notte domenicale, stringendolo in tasca come ad assorbirne il significato.

Padre Francesco Cavallini SJ
Chiesa del SS Nome di Gesù e dei Santi Ambrogio e Andrea
domenica ore 21

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2 Commenti

  1. Tiziana scrive:

    La chiesa del Gesù è così bella che ho una foto sul cell…domenica pom non sono andata a messa perche faceva troppo freddo.Sono una fedele di facciata?mi auguro di no ma certo non è il modo giusto di comportarsi..la luce, il simbolico pacchettino di sale da portare a casa ,la simpaticissima metafora della candela che dà senso alla sua vita consumandosi e raggiungendo il suo scopo!mi pare di vederla!L’alternativa ad amare è non vivere la vita o viverla superficialmente e quindi non raggiungerne lo scopo!certo il prezzo da pagare è alto..ma è giusto scegliere o lasciare che la vita scelga per te?certo che se le omelie del mio parroco fossero come questa ..grazie Franco Manzitti!

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