Il TELEFONINO DI PADRE SARTIRANA E LA CONSOLAZIONE CHIESA CENTRALE

8 mar 2017 by FrancoManzitti, 1 Commento »

Il TELEFONINO DI PADRE SARTIRANA
E LA PAROLA DI DIO TRAMANDATA NEL TEMPO

Non c’è una chiesa più centrale della Consolazione, meglio definita come Nostra Signora della Consolazione e San Vincenzo Martire, quasi nel centro di via XX Settembre, un passo dal Mercato Orientale, quasi sotto il Ponte Monumentale, l’ombelico della città, il punto dove piazzare un compasso per comprenderla tutta la Grande Genova.
Quella chiesa, che un tempo era costruita un po’ più in su, verso lo Zerbino e che fu demolita perchè poteva diventare un rifugio sulle Mura per gli eserciti invasori della Repubblica, sta proprio nella pancia della città. E’ come un porto, un approdo per chi scende verso Brignole o piazza della Vittoria e vede sfilare i grandi palazzi del Quadrilatero, e per chi sale verso l’obiettivo di De Ferrari, del Ducale sullo sfondo, che non si vede ma c’è.
Sta la Consolazione tra le cupole dei primi magniloquenti palazzi che si affacciano su Brigata Liguria e via Fiume e le cupole in cima, in faccia e sopra la Borsa, l’ex cuore finanziario.
Se il centro metropolitano è ancora questo, malgrado i disequilibri residenziali, il nuovo peso delle periferie di Ponente e quello così caduco del Centro Storico, allora la Consolazione sta propio lì, con i suoi tre portali d’ingresso sotto il piano stradale, le sue opere d’arte e sopratutto quell’altare dedicato a Santa Rita, che è un piccolo santuario dentro alla chiesa, zeppa di opere d’arte, Perin del Vaga, Domenico Fiasella, Domenico Piola, Lazzaro Tavarone, la scuola di Andrea della Robbia.
Arrivi in questa chiesa così “agostiniana”, per l’Ordine religioso che la governa in secula seculorum, con qualche eccezione temporale ed è come se cercassi una pausa nel ritmo della città che ruota intorno. E questa pausa sotto le navate non ha orario, subisce il metabolismo cittadino, un po’ per quel mercato spalancato di fianco, un po’ per il frullare commerciale che le gira intorno incessantemente.
E’ la prima domenica di Quaresima e la lettura dal libro della Genesi narra della creazione dell’uomo e della donna e del Serpente e del Peccato della mela. La seconda lettura “riparatoria” racconta della grazia con la quale l’uomo può cancellare il peccato e il Vangelo, secondo san Matteo, è quello di Gesù portato nel deserto e tentato tre volte dal diavolo.
Come non legare queste letture in una omelia quasi baricentrica in un comune denominatore, quello della parola di Dio? Padre Vittorio Sartirana incomincia da un paradosso, la creazione dell’Uomo e il suo contrario, il peccato originale. Come si fa a non credere nella parola di Dio e a non conservarla, quando raccomanda a Adamo e Eva di non mangiare quei frutti, quando porta la Grazia della redenzione e quando respinge tre volte le tentazioni del Diavolo?
“Invece di cercare il telefonino in tasca_ provoca padre Vittorio_ cercate sempre la parola di Dio e seguitela.” Prendiamo il peccato di Adamo: non è tragico di per se stesso, ma lo è perchè ha rovinato il mondo”. Non erano due amici che parlavano tra di loro, contemplando il giardino dell’ Eden, ma uno era Dio che diceva “non mangiate da quell’albero e ha spiegato il perchè.”
“La raccomandazione _ dice dal pulpito il padre predicatore_ arriva all’uomo da chi lo ha messo in quel giardino, da chi lo ha creato. Ma chi l’ha trasmesso quel primo comandamento, impartito, appunto, al primo uomo, se non l’uomo stesso che ha tramandato il messaggio?” _ chiede padre Sartirana.
Non è una domanda oziosa o retorica. Il problema è come è arrivata a noi quella parola di Dio, come attraverso il tempo la parola può diventare qualcosa che possiamo consultare sempre, come facciamo quasi ossessivamente quando cerchiamo il telefonino che suona, o che ha ricevuto messaggi o altro.
Quello che sappiamo noi è meglio della parola di Dio? _ si chiede il padre. Si possono avere dubbi, si può trasgredire, pensando di essere intelligenti o onnipotenti, come hanno fatto Adamo e Eva nel Paradiso Terrestre. Ma la parola di Dio è “autentica”, è arrivata a noi viaggiando nel tempo, attraverso le testimonianze di chi se la è tramandata. Adamo l’ha raccontata mille volte ai suoi figli quella storia, e tutta la genealogi a seguire del genere umano l’ha testimoniata, Abramo, Isacco, Giacobbe, di padre in figlio per 900, mille anni, con la stessa certezza. Non si può essere persa.
Chi la poteva raccontare se non i testimoni che se la tramandavano? “Non c’erano i giornalisti in quell’epoca “_ sorride quasi padre Sartirana. C’era stato Abramo e poi gli altri e poi i Sumeri, che avevano costruito le prime civiltà, la torre di Babele, le città, che avevano scoperto il ferro, e poi il rame e poi i tessuti e quella parola di Dio viaggiava da una generazione all’altra.
Non facevano nulla di strano. Scrivevano quelle parole, magari sul fango, poi su tavolette. Forse quella parola si poteva smarrire, quando il popolo di Israele andò in esilio, ma poi l’hanno recuperata…….Gesù Bambino le leggeva quelle parole, passate da patriarca a patriarca, sulle Sacre Scritture nel tempio. “C’era _ spiega padre Sartirana_ la Provvidenza, che aveva messo in salvo quei primi insegnamenti e se poi i cristiani hanno recuperato la libertà di culto, dopo le persecuzioni e le catacombe, è stato grazie a Costantino, “in hoc signo vinces”. In quel segno la parola di Dio supera la superbia di chi voleva cancellarla.
Ecco allora il Vangelo e le tentazioni del Diavolo a Gesù nel deserto. “Ci prova tre volte il Diavolo: ma Gesù non ci casca e come risponde tutte e tre le volte? Risponde con le parole delle Sacre Scritture, quelle tramandate nel tempo, dai testimoni e poi difese, alla fine, da Costantino che le libera dalle persecuzioni: “Sta scritto: non metterai alla prova il Signore tuo Dio”. E più avanti, quando il Diavolo gli mostra le bellezze del mondo e gliele offre, se si prostrerà ai suoi piedi: “Sta scritto: il Signore tuo Dio adorerai e a solo lui renderai culto.”
Poi c’è l’altra lettura da commentare, quella di san Paolo, che parla del peccato, a causa di un sol uomo entrato nel mondo e che, da Adamo a Mosè, ha creato la morte. “San Paolo spiega che Gesù doveva riparare a questo stato _ ammonisce Sartirana_ Lui solo, poteva pagare per quella riparazione. Per un uomo solo che aveva portato la rovina uno solo porta la salvezza. L’uomo, quindi è stato salvato per grazia.”
Qual è la conclusione di Sartirana per un percorso così lungo, che ha portato la “parola di Dio” fino a noi, attraverso la Storia? “ L’uomo che per grazia è stato salvato oggi ha perso alcuni doni, ma lo soccorroono la sua volontà e lo spirito di Cristo. In realtà _ dice don Sartirana_ la parola di Dio ci dovrebbe attirare, non per il racconto che ci arriva, ma perchè quella parola è Dio stesso. La parola è in genere distinta da chi la pronuncia, da sè medesimo. La falsità di Dio non esiste.”
“Magari la parola di Dio fosse il telefonino che si prende per come è” _ conclude un po’ ironico il padre predicatore, usando una delle ultime “battute” di papa Francesco. “Siamo noi a dover dare una risposta.”
Cosa c’entra in tutto questo la Quaresima? “La Quaresima è il tentativo di mettersi al seguito di Gesù, nonostante tutto, di cercare sempre la sua parola _ “ conclude padre Sartirana.

CHIESA DELLA CONSOLAZIONE E DI SAN VINCENZO
padre VITTORIO SARTIRANA – Ordine Agostiniano
domenica ore 18

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1 Commento

  1. tiziana scrive:

    D’ora in poi quando passerò sotto il ponte monumentale penserò che sono esattamente al centro di Genova!Mi auguro di non avere la visione di un compasso!mi capita spesso di pensare a quello che scrive Manzitti quando vado a Palazzo Ducale,quindi spessissimo,e in altri posti di Genova come nella chiesa del Gesù che ormai ha sostituito la mia parrocchia!Che stranezza!questo è quello che un giornalista vuole provocare in chi lo legge?cordiali saluti Tiziana. p.s. può qualcuno di Primocanale spiegarmi tramite Email se è possibile interagire con le altre rubriche senza usare facebook come faccio qui?

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