IL PASSIO DEI BIMBI E LA BARZELLETTA DEL VESCOVO

13 apr 2017 by FrancoManzitti, 1 Commento »

IL PASSIO SECONDO I BAMBINI
E LA BARZELLETTTA DEL VESCOVO

E’ una piccola chiesa, intitolata alle Figlie di San Giuseppe, incastonata in quella salita “segreta” di san Rocchino Inferiore che sale su da piazza Marsala fino a Corso Solferino. Creuza stretta e di erta salita con questo gioiello del convento, dell’asilo e delle scuole elementari per i bimbi e questa chiesetta con il portone che si apre sulla mattonata. Le suore ci sono arrivante quasi un secolo e mezzo fa dal Pammatone, zona centrale della città, dove c’era una volta il grande ospedale.
Ogni tanto, passando in discesa o in salita, senti il suono di un pianoforte o di un violino che arriva da oltre il muro del convento. Ogni tanto vedi turbe gioiose di bambini che escono da scuola e salgono o scendono, felici.
Altre volte, se il portone è aperto, scorgi i veli delle suore allineate tra i banchi e ascolti i salmi in una situazione tanto irreale, quanto affascinante. In un angolo della città, dentro a una palazzo-chiesa, oltre la muraglia che divide la creuza dalla “valle” di case e giardinetti stretti, hai una visione che sembra fuori dal tempo e un po’ anche dello spazio, pure se il fascino è proprio questo: lo spazio che racchiude un piccolo tesoro di canto, di preghiera, di silenzio.
E così nella domenica delle Palme arrivo oltre il portone di questo piccolo tesoro seminascosto per la messa del Passio e scopro che la chiesa quasi segreta è piena di suore e di bimbi e delle mamme e dei papà di questi bimbi, che tengono in mano le palme e gli ulivi in attesa della benedizione. Sopratutto scopro che il celebrante è vestito di rosso, dallo zucchetto alla veste. E’ un vescovo, monsignor Guido Gallese, pastore di Alessandria, evidentemente molto vicino a questo convento, a queste suore se in questo pomeriggio è nel ventre profondo di Genova a ascoltare il Passio, letto dai bambini con la concentrazione dovuta a una parte tanto impegnativa del Vangelo (in questo caso è san Giovanni) e poi a pronunciare la sua omelia dal pulpito, se così si può chiamare l’altare di san Giuseppe.
Il primo insegnamento di Sua Eccellenza è che “non si deve fare il bene per prendersi gli applausi”. La maturazione significa proprio capire che si fa il bene per non ricevere una ricompensa, ma per il bene in se stesso. Perchè il bene è gratuito..
Si capisce dove vuole arrivare il vescovo Guido Gallese, che commenta il sacrificio di Gesù sulla croce, appena letto dalla voce dei bimbi, con tutti i fedeli che si fermavano e si inginocchiavano nel momento in cui il Cristo In Croce emette il suo ultimo respiro.
“Anche da vescovo mi sono sempre posto domande infantili su perchè Gesù, che era il figlio di Dio, non scendeva dalla sua Croce, non metteva fine alla sua sofferenza, ai chiodi, alle spine, lui che era così potente _ dice il celebrante_ La verità è che Gesù muore per gli altri, per il bene degli altri. Deve arrivare in fondo alla sua Passione. Questo è il bene vero, non altro.”
“Lo dico da prete e non da filantropo: questo servizio per gli altri non può avere come spiegazione il fatto che non mi da più nulla e allora non lo faccio. “Gesù ci insegna che bisogna amare gratuitamente.”
L’esempio migliore che Gallese trova è il matrimonio cristiano. La gratuità. “Che matrimonio è se poi finisce con recriminazioni, liti, divergenze? Se è un matrimonio cristiano non possono esserci quelle crisi, perchè quello che si da e quello che si riceve è gratuito. Non si aspetta ricompensa. “ E poi per fare bene questa maturazione non è necessario avere tante istruzioni: Gesù non ce le da. E’ importante avere i testimoni, non solo i maestri..”
Ma se uno non ci riesce a essere così gratuito, a dare se stesso agli altri? Il vescovo dal pulpito fa l’esempio che si capisce bene: “E’ come quando da ragazzo fai la gara di salto in alto. Salti, salti ma poi a un certo punto sai che non ce la puoi più fare. Sei arrivato al tuo limite. L’asticella è troppo in alto. Sai che non la superi più.. Qual è la soluzione che ti salva: proprio questa che Gesù si è sacrificato per te, è diventato uomo, si è incarnato e tu allora puoi andare più in alto, grazie a questo. Con questo tutto è possibile.”
Nell’omelia c’è, a questo punto, una raccomandazione proprio da vescovo: “ L’importante è ,però, che ciò avvenga in una comunità, perchè se no anche lo sforzo in più si vanifica non diffonde tutti i suoi effetti. Io sono un vescovo, mi chiamo Guido Gallese, ma il bene che si fa non può servire solo a me, ma deve essere per tutti i fratelli che sono con me. Bisogna stare molto attenti, in questa comunità: da dove il bene arriva? “
E qui un po’ il colpo di scena per una messa così importante, celebrata da un vescovo con il pastorale in mano, la mitria ben calzata in testa, tutte le insegne da pastore di uomini.”La sapete quella barzelletta che spiega bene dove guardare quando si riceve un bene? “ Eccola la barzelletta, ben raccontata nel cuore della Messa. C’è un naufrago, che si salva dalla tempesta e approda in un’isola deserta. E pensa, disperato: devo stare tranquillo. Mi salverà padre Pio. Dopo un po’ arriva una scialuppa di salvataggio, ma lui li manda indietro. Mi salva padre Pio, non voi. Poi arriva una seconda scialuppa. Poi una terza. E lui le manda indietro, sostenendo che verrà padre Pio a salvarlo. Alla fine non ce la più. Muore e va in Paradiso. Tra i primi che incontra c’è proprio Padre Pio. Perchè non mi hai salvato?_gli chiede sconsolato. E padre Pio: “Ma io ti ho mandato tre scialuppe……..”
Quella scialuppa non riconosciuta è come un fratello che ti fa del bene e tu non afferri. Devi capirlo. E’ un fratello in carne ed ossa.
L’altro insegnamento dal pulpito è che non bisogna avere vergogna dei proprio difetti, delle proprie fragilità, aspettando l’aiuto dei propri fratelli. “E’ una società ipocrita, una società fatta solo di immagine quella che ti inculca questo concetto della tua vergogna, della fragilità per cui non ti aiutano. Lui ti salverà perchè è venuto a farlo anche e sopratutto tra i malati, tra i più fragili, tra i peccatori. Per questo devo stare in buone relazioni con i miei fratelli: loro sono il veicolo del bene.
Ecco alla fine come si matura una vera Pasqua, accogliendo il bene gratuitamente. Riconoscendo chi te lo porta, sapendo che ti arriva da lui. Infine la raccomandazione e un po’ di orgoglio finale dal vescovo nella piccola chiesa gremita dove tutti, proprio tutti faranno la Comunione: attenti i riti di Pasqua non sono solo di precetto. Sprecate il vostro tempo per andare a pregare in questi giorni. La mia cattedrale questa mattina era piena di gente come mai prima…….

MONSIGNOR GUIDO GALLESE- VESCOVO DI ALESSANDRIA
Chiesa delle Figlie di san Giuseppe- Genova

Domenica delle Palme ore 17

Tag:

1 Commento

  1. tiziana scrive:

    Un piccolo tesoro nel ventre di Genova?ho frequentato quella scuola per un anno, ma ne ho un ricordo sbiadito!Le suore facevano delle focaccette buonissime ma non volevano darne la ricetta!i segreti di un luogo segreto!Carina la barzelletta del Vescovo!E come è vero!Guardandosi indietro,quante scialuppe abbiamo respinto nella vita .Ma non è facile aprirsi agli altri e superare la diffidenza che è dentro di noi!Buona Pasqua Tiziana

SAN GAETANO OLTRE IL MURO DI SAMPIERDARENA

NEL CUORE DEI SALESIANI, NEL CUORE DI SAMPIERDARENA Devi fare un po’ di fatica per arrivare al portone della Chiesa

IL SANTO PATRONO E LA MESSA ULTRACANTATA

IN NOME DEL SANTO PATRONO MESSA CANTATA E ESEGESI DEL NOME Si può tornare nella grande chiesa del piccolo paese

Don Matteo e i talenti di Gesù

L’INCENSO DI DON PESCETTO E IL PREZZO DEI PECCATI LAVATI DA GESU’ San Pio X è una chiesa che sembra

CASTELLETTO E LA STRADA DI PIETRO

TORNARE A CASTELLETTO SULLA STRADA DI PIETRO A Castelletto, alla chiesa di Castelletto che poi si chiama NS Delle Grazie

LA ZIZZANIA A CARIGNANO GRANDE BASILICA

LA ZIZZANIA DA STRAPPARE NELLA GRANDE BASILICA Che questa sia una chiesa gloriosa, le cui dimensioni del progetto iniziale volevano

Commenti disabilitati