LO SPIRITO DI SAN SIRO E LA TORRE DI BABELE

5 giu 2017 by FrancoManzitti, 1 Commento »

LO SPIRITO SANTO DI SAN SIRO
CONTRO LA TORRE DI BABELE

Scendi verso la grande chiesa di san Siro, che “bordeggia” tra i “carruggi” e la “strada dei Re” e i grandi palazzi dell’età dell’oro genovese e ti viene in mente che quella basilica, un tempo benedettina, poi teotina, dove si custodiscono ancora tante reliquie, dove fu battezzato un certo Giuseppe Mazzini e che fu cattedrale di Genova, prima di san Lorenzo, è stata anche in tempi recentissimi la casa di don Luigi, il “santo” dei vicoli.
Ti ricordi quanto sono cambiati i tempi fino al momento in cui questa stupenda chiesa, con la facciata restaurata dal Barabino e rivolta a via san Luca, quindi all’ombelico del centro storico, è diventata l’approdo per i disperati, i più deboli, i poveri, i profughi, gli emarginati, quelli senza niente, che vi arrivano come galleggiando sulla schiuma delle miserie del mondo di oggi.
Don Luigi, l’ex parroco che accoglieva tutti, fino a mettere a repentaglio la sicurezza della chiesa e la sua personale, ora sta a san Filippo a meritarsi un giusto riposo e al suo posto di parroco c’è padre Daniele Minetti, un filippino di quell’Ordine e di quella chiesa distante pochi passi, che è arrivata in soccorso di san Siro.
Qui predicava nella notte di Natale, e non solo, don Antonio Balletto e pare di vederlo con il suo passo incerto quel gran prete di fede, cultura e solidarietà, scomparso dieci anni fa, arrivare nel buio dei caruggi alla grande basilica, camminando dal suo piccolo studio in fondo a san Matteo, attraversare la pancia di quei vicoli, come a congiungere quel filo di solidarietà e assistenza che legava nel ventre sofferente di Genova i “preti” della misericordia, don Antonio e don Luigi.
San Siro è la chiesa dove qualche secolo fa si custodiva l’anello del patrono, vescovo delle origini, che si strofinava sugli occhi dei malati per il potere taumaturgico che si diceva avesse quella sacra vestigia.
Chissà se scendere a san Siro oggi, in una domenica di giugno, passando attraverso il muro dei turisti che affollano via Garibaldi e via Cairoli, con le cartine in mano, serve a vederci meglio, a aguzzare la vista e l’ingegno, sentendo le parole che arrivano dal pulpito.
E’ la domenica di Pentecoste e il parroco, padre Daniele, avverte subito che questa è la terza festa della Chiesa per importanza, dopo la Pasqua e il Natale. E’ una data fondamentale perchè rappresenta l’inizio della Chiesa, della sua vita con la discesa dello Spirito Santo. Non è difficile spiegare che cosa rappresenta lo Spirito santo che _ dice padre Daniele_ è come la pioggia che cade dal cielo: un dono che si adatta a fare del bene a seconda di chi la riceve. Comprendere il “lavoro” dello Spirito santo è importante, ma bisogna mettersi nella posizione di chi lo riceve da un punto di vista singolare per capire che non è quella la strada giusta. Bisogna percepirlo, piuttosto, nella diversità, spiega dal pulpito padre Daniele, perchè questo spirito che è sceso sugli Apostoli in quel giorno come un fuoco che ardeva e poi si trasformava in tante ligue per ogni discepolo, è il meccanismo che crea una uniformità, una universalità nella parola della Chiesa. Non è il “tuo”Spirito, ma quello che vale per tutti e che tu da solo non puoi cambiare.
Il rischio di parlare lingue diverse, di non capirsi, è ben spiegato, rispolverando la storia della Torre di Babele, dove le lingue si confondevano. E regnava il caos.
Quando arriva lo Spirito Santo i discepoli sono diversi, parlano lingue diverse, appartengono a genti diverse: che cosa trasforma tutto in unità? Su questo si costruisce la Chiesa Cattolica_ dice nella sua omelia il predicatore_ e la Chiesa viene trasformata in Autorità necessaria per far capire quali sono le leggi e i comandamenti.
“Gli autori dell’Antichità insegnavano dovunque la stessa verità, la scolpivano nelle tavole di pietra _ spiega padre Daniele, alludendo al Vecchio Testamento_ cosa è cambiato con la discesa dello Spirito santo dopo il sacrificio di Gesù? Che la libertà è non insegnare qualcosa di personale nella Chiesa, ma tenere presente che la sostanza deve essere uguale, uniforme, anche se magari in modalità diverse. La verità è uguale per tutti e ovunque nella Chiesa: si trasmette adattandosi a chi la riceve. Ma discende da quello stesso Spirito.”
Non è un passaggio da poco nella predicazione del Vangelo di questa Pentecoste, perchè spiega che se si cambiano o si interpretano diversamente queste verità, allora quelli non sono più segnali di Cristo, parole del suo verbo.
“Lo Spirito Santo _ continua l’omelia_ è anche geniale nelle sue parole, nei suoi insegnamenti, ma è obbediente, perchè è così che Dio si rivela. Lo Spirito santo si adatta alle orecchie di chi ascolta, ma l’obbedienza comporta che la verità venga rispettata anche dove non si capisce. Si piega il capo…..e solo in questo modo siamo sicuri che quella è la verità. Non è la verità “secondo me”, ma è la verità secondo Gesù…..”
In fondo che cosa hanno fatto, dal giorno di quella discesa, gli uomini della Chiesa, gli apostoli, i successori di Pietro, se non trasmettere quella verità in quella forma?
“La obbedienza e l’umiltà sono le parole-chiave che arrivano con lo Spirito santo_ dice padre Daniele_ Gesù non ha mai fatto nulla di testa sua, ma ha agito, predicato, parlato sulla base degli insegnamenti dello Spirito santo, sulla base di quanto ci arrivava dallo Spirito santo.
Qual è la conclusione che conta in questa omelia nella chiesa di san Siro, che proteggeva gli occhi e quindi la capacità di vedere bene la verità della Chiesa? “Ci può essere un desiderio di affermare la propria genialità _ spiega padre Daniele_ ma nella Chiesa Cattolica non si può inventare nulla. Tutto è autentico, se è sceso con gli insegnamenti dello Spirito Santo. La Pentecose serve a spiegare la trasmissione dello Spirito Santo.
Risali verso la città dei turisti nella domenica di quasi estate e capisci che scendere a san Siro per cercare di vedere meglio, avvicinandosi all’anello del terzo vescovo di Genova nella Storia, dopo Valentino e Felice, aveva un senso che resta nel tempo.

Basilica di San Siro

padre Daniele Minetti -Ordine dei Filippini
parroco

domenica ore 11

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1 Commento

  1. tiziana scrive:

    confesso che questa omelia mi crea qualche difficoltà di comprensione per cui mi taccio scanso dire qualche stupidaggine!Mi è venuta invece voglia di andare quanto prima alla chiesa di San Siro!Tiziana

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