LA ZIZZANIA A CARIGNANO GRANDE BASILICA

28 lug 2017 by FrancoManzitti, Commenti disabilitati

LA ZIZZANIA DA STRAPPARE
NELLA GRANDE BASILICA

Che questa sia una chiesa gloriosa, le cui dimensioni del progetto iniziale volevano imitare la San Pietro vaticana di Roma, con perfino un altare centrale a baldacchino, appare chiaro da qualsiasi versante arrivi al suo magico “piede”, il grande piazzale di Carignano.
Santa Maria Assunta di Carignano è imponente se ci arrivi salendo il ponte costruito proprio per rimontare dallo sprofondo della città vecchia, sorvolando Madre di Dio che fu. Ma appare come un grande muro da conquistare sia nell’ingresso laterale, in cima alla via Fieschi, vista da qua una erta salita, sia nel retro della grande abside, in faccia quasi alla caserma Nino Bixio, sia dall’altro lato che guarda alla discesa verso il porto, il mare, l’orizzonte dalla collina di Carignano.
Ma il segno della magnificenza e delle intenzioni architettoniche grandiose lo misuri proprio nel piazzale, dove si sente non solo il nome ma anche la fama di Galeazzo Alessi, il grande architetto che la pensò, la costruì nelle sue parti fondamentali e la seguì per l’intera sua vita, anche quando il suo lavoro lo portò lontano e la famiglia Sauli, grande mecenate di questa chiesa, alla sua morte, chiese a Jacques Puget di completarla con le sculture che la segnano.
“ A l’è comme a fabrica de Caignan” _ dicevano i vecchi genovesi, per indicare qualcosa da costruire e che non si finisce mai. Infatti la sua costruzione inizò agli inizio del 1600 e la conclusione è almeno due-tre secoli dopo, con l’Alessi che non vide la cupola posarsi sul grande corpo della Basilica, poi consacrata come Abbazia.
Per tutto questo quando ci entri e ti avvicini all’altare, misuri un senso dello spazio diverso, un po’ sospeso sulla città di sotto, un po’ esteso nelle navate sul corpo quadrato centrale e devi come “inseguire” l’altar maggiore, cercandolo nello spazio ampio. Carignano, l’abbazia dove si celebrano i grandi funerali della città è un po’ a parte rispetto alla città stessa, ma ci entra prepotentemente quando la storia o la cronaca lo richiedono.
E’ la domenica del Vangelo di Matteo, che racconta la parabola della zizzania e la lettura principale della liturgia della parola è tanto lunga che il celebrante, che non è un prete qualsiasi, ma monsignor Mario Capurro, canonico di santa Maria Assunta, ma anche vicario episcopale per l’amministrazione della Diocesi e economo diocesano, praticamente il ministro delle Finanze del cardinale Angelo Bagnasco, sceglie la versione breve del lungo racconto.
“La parabola mette subito in luce la pazienza di Dio rispetto all’atteggiamento dei servi, che vogliono , togliere, strappare dal campo la zizzania” _ spiega subito monsignor Capurro. “ Gesù offre subito la spiegazione: “ Il seminatore è Dio, il campo è la chiesa, il nemico è il maligno, il diavolo che produce i suoi frutti cattivi e li nasconde in mezzo a quelli buoni.”
E’ chiaro nelle parole dell’omelia che il grano è la luce, anzi è il Figlio della luce e che il buon grano siamo noi, se restiamo fedeli, anche attraversando le difficoltà della vita, siamo figli della luce di Dio. Se ci lasciamo allettare dal nemico diventiamo seguaci della zizzania.”
Già ma dove si manifesta questa pazienza del Signore che invita i servi a non strappare la zizzania? “Non bisogna intervenire a strappare la zizzania quando siamo sulla terra, perchè Dio ci lascia scegliere tra la parte buona e quella cattiva. Solo noi riusciamo a far vincere la parte buona diventando figli della luce, affrontando il male, combattendolo.”
I servi vogliono togliere subito la zizzania? _ si chiede monsignor Capurro _ ma questo impedirebbe a noi nel corso della vita di affrontare e sconfiggere il male, la corruzione, il marciume, la cattiveria! Non è un caso che Gesù dice chiaramente che verrà il tempo della mietitura nel quale si chiederà il pentimento, la conversione di chi ha sbagliato. Dio offre a tutti, anche a chi ha sbagliato, a chi ha tradito, la buona speranza.”
Insomma si capisce che quella pazienza lascia il tempo per trovare la strada giusta, ma _ ammonisce Capurro _ non bisogna abusarne, perchè esiste un termine: il giudizio. Passato il tempo entreremo nell’eternità, dove il tempo non esiste più, quando anche la pazienza di Dio si è esaurita e non ci sarà più possibilità di tempo, misericordia, cambio della nostra vita. “
Le parole del Vangelo sono chiare e anche un po’ definitive nelle parole di Matteo: “ La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Il Figlio dell’Uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i Giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!”
E così dopo queste parole e la fine dell’omelia e della messa, la grande Basilica sembra più grande e i passi per uscire nella luce di Carignano più lunghi.”

SANTA MARIA ASSUNTA DI CARIGNANO

monsignor MARIO CAPURRO canonico e vicario episcopale

domenica ore 18

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