IL SANTO PATRONO E LA MESSA ULTRACANTATA

25 set 2017 by FrancoManzitti, 1 Commento »

IN NOME DEL SANTO PATRONO
MESSA CANTATA E ESEGESI DEL NOME

Si può tornare nella grande chiesa del piccolo paese di Laigueglia, San Matteo, nel suo giorno di festeggiamenti, cerimonie, liturgie, anche per ascoltare un’omelia quasi paradigmatica nella sua essenzialità. La messa per onorare il Santo Patrono è ridondante, il massimo della tradizione cantata, con perfino il testo del Vangelo intonato come mai si era visto, in una nuvola quasi permanente di incenso, l’altare rivolto all’abside, tre celebranti schierati, gradino per gradino sull’altare e seduti a “sberettarsi” tre volte durante il canto del Gloria, con le vesti rosse, tempestate di giallo, una schiera di chierichetti in cotta rossa e canti in latino da cima a fondo e la comunione impartita ai fedeli in ginocchio e perfino l’assenza dell’annuncio di scambiarsi un segno di pace……Un rito quasi blindato nella sua conservazione, un salto indietro nel tempo, fino a prima del Concilio, in una chiesa piena, compresa, anche un po’ stupita da questa riesumazione.
Ma c’è una grande omelia che in qualche modo salda il passato al presente, scavalca le liturgie cambiate, all’ombra delle grandi statue che contornano l’altare e la processione porterà in giro per il paese, quella di santa Maria Maddalena, protettrice, e quella di san Matteo, il Patrono.
Su lui, sul gabelliere di Cafarnao, che Gesù convertì suo discepolo, ruota questa omelia, pronunciata non a caso da monsignor GianPiero Ravotti di Mondovì, per trent’anni Ordinario militare della Guardia di Finanza. C’è un filo tra questo ruolo di assistente spirituale delle cosidette Fiamme Gialle e San Matteo, di professiore pubblicano-gabelliere, cioè una specie di agente delle tasse dell’Impero romano.
Ravetti rivendica questo ruolo e ne definirà gli aspetti sia di conversione che di scarsa popolarità per raccontare meglio il nome di Matteo. Il nome è proprio il primo segnale da cogliere quando si celebra un personaggio, un santo Patrono in questo caso.
“ Il nome non è qualcosa a caso che ti si appiccica addosso _ spiega il monsignore_ Il nome è come ti chiamano dalla nascita, come ti senti identificato. La voce che ti chiama per prima è quella di tua madre e poi quella della famiglia. Tu sei quel nome e la tua personalità si costruisce sulla forza di quel richiamo, che sarà per tutta la vita.” Matteo che etimologia ha? Ha accanto Levi, si lega a Natan, nomi-simbolo nella religione ebraica.
Poi c’è il luogo in cui sei nato che ti segna e non è a caso e non è insignificante, perchè ti marca per sempre. Matteo è di Cafarnao e questo vorrà dire molto per lui e per gesù. Tu sarai ligure, piemontese, calabrese, romano e questo avrà un senso nella tua vita_ spiega Ravetti con il suo eloquio forte, essenziale, esemplificativo. E il luogo in cui cresci e vivi avrà un peso per sempre. Ricorderai perfino gli odori dei posti che hai frequentato, dove sei cresciuto. “Certi odori dell’ infanzia, dell’adolescenza restano per tutta la vita_ richiamano le tue origini, te le ricordano come un segno importante, non scorderai più quei passaggi, che avranno un senso nella tua memoria_ dice dal suo pulpito il monsignore, toccando un aspetto che parrebbe secondario e invece marca la costruzione di una personalità, non solo di una sensibilità. Matteo da Cafarnao…
Poi c’è il lavoro, che ti contraddistingue. Nel caso di Matteo era un lavoro quasi odiato dalla gente, quello di chi riscuote le tasse, le gabelle per l’imperatore. Ma il lavoro è sempre una stimmate fondamentale per l’uomo, che si tratti di un’attività popolare o impopolare. Segna la tua vita e te stesso rispetto agli altri. Gesù mica scarta Matteo perchè era un gabelliere. Anzi, forse lo sceglie tra i suoi discepoli proprio perchè era questo e lui diventa un evangelista. Cosa significa questo? Che il lavoro ti segna, ma ti può comunque anche riscattare e, comunque, diventa come una parte di te.
Dopo il lavoro c’è l’incontro che segna la vita di Matteo, appunto, ma quella di ognuno di noi. E l’incontro-chiave_ spiega nella sua omelia Ravetti_ è ovviamente quello con il Signore. Attenzione non siamo mai noi che scegliamo Gesù, che andiamo da lui. E’ lui che sceglie noi, che entra nella nostra vita, che ci segna. Sta a noi accoglierlo e mettere a frutto quell’incontro. La nostra vita “gira” intorno a quell’incontro che può produrre tanti effetti. Entra in gioco anche la misericordia che Gesù ci insegna a dispensare e che per gli uomini e le donne diventa un passaggio fondamentale per quanto la possiamo esercitare e per quanto ne possiamo essere beneficiati. Solo per il fatto di avere fatto “quell’incontro”.
“Quante volte _ esemplifica il monsignore_ siamo chiusi in situazioni che sembrano disperate, irrisolvibili, insopportabili per le nostre umane capacità. Solo la misericordia ci può salvare e discende da Dio.
Dopo l’omelia la messa è più veloce, anche se i canti in latino “timbrano” la liturgia fino in fondo, fino quella pace invocata, ma non elargita nell’esortazione di scambiarsene un segno. I fedeli se lo scambiano lo stesso. La liturgia rinnovata supera il vecchio rito automaticamente. Poi i fedeli vanno all’altare per comunicarsi, un po’ confusamente in una chiesa dove si riceve il corpo di Cristo anche in ginocchio alla balaustra, come si faceva da bambini. Non tutti lo sanno e formano la coda al centro della navata. Miracoli di san Matteo, mescolare la tradizione antica con il rito usuale. Segue la processione con quelle due statue che aprono il corteo, seguite dalle pie donne, dai celebranti, dal parroco con la veste da arciprete e la mantellina viola e il pubblico, dove ci sono tutti i fedeli e anche i pubblicani, indistintamente.

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1 Commento

  1. Tiziana scrive:

    Tre sacerdoti che si sberettano in una nuvola di incenso…essere spiritoso e’una delle sfaccettature di Manzitti!
    L’incontro chiave della nostra vita e’quello con Gesu’ ma accoglierlo e metterlo a frutto come per altri incontri che potrebbero rivelarsi importanti o aiutarci a vivere meglio non e’semplice per limiti e debolezze di ognuno di noi

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