LE TACCHE DI DON FISCER E L’APP PER AMARE

13 nov 2017 by FrancoManzitti, Commenti disabilitati

LE TACCHE DI DON FISCER
E LA NUOVA APP PER AMARE

Sali, sali verso la chiesa di Nostra Signora del Chiappeto, in una di quelle strade genovesi dove devi cedere il passo spesso a chi sale o scende, tra muri di cemento, vecchi cancelli, sulla collina di Borgoratti, dietro il colosso del Monoblocco….sali per andare a sentire l’omelia del prete che canta, che ha una radio che si chiama Radiofrale note e che è appena diventato parroco quassù, nel mondo di mezza salita sulle spalle di san Martino, all’ombra del Forte dei Ratti.
Si capisce subito che questa è una messa che suona, canta, quasi balla, dal numero di bambini, ragazzi che riempiono le navate strette della chiesa, quasi in cima, davanti al vecchio seminario.
Già c’è la musica prima di cominciare, la chitarra pizzicata in un clima di festa, di saluti, di giovani e anziani che si trovano tra i banchi…..
Come si capisce da prima che tipo di messa sarà celebrata e anche che tipo di omelia scenderà dal pulpito! Altro che quelle chiese silenziose e severe, con l’inizio della celebrazione preceduto dal solo scampanellio della sacrestia e l’officiante che entra da solo e si avvicina all’altare, compito e riservato nei suoi paramenti! Qui don Roberto Fiscer entra con un corteo di 22 chierichetti e chierichette, in una chiesa dove stanno cantando il numero 6 del libretto, saluta, sorride, stringe mani, lancia cenni, si dondola quasi sulle sue scarpe da ginnastica, sotto la veste della messa domenicale.
Si capisce che segue un ritmo suo, che è uno che canta e compone e non risparmia nulla della sua gioiosa verve apostolica. Incomincia, ancor prima dei riti di ingresso, con un benvenuto vibrante.
“ Grazie di essere venuti, ah come è grande il fascino di Gesù, che ti chiama senza farsi vedere, come è bello Gesù! E pensate che non lo abbiamo mai visto! Se lo avessimo visto, chissà come arriveremmo qua……”.
La messa è musicale e rapida e non solo. Dopo la prima lettura l’Alleluia è ritmato con i battimani da tutta la chiesa e dopo avere letto il Vangelo di san Luca, quello delle dieci vergini e dell’olio, don Fiscer alza il libro e lo fa ruotare per tutto l’altare.
Il gioco dell’omelia è subito evidente per la perifrasi che il sacredote usa con la spregiudicatezza di un linguaggio diretto, moderno, quasi tecnologico. “ il Vangelo ci racconta di 10 ragazze amiche della sposa che la aspettano, cinque stolte e cinque sagge, cinque si erano dimenticate l’olio per le lampade che portano con sè, cinque sagge, invece, l’olio se lo erano portate, eccome. Cosa fanno le cinque senza olio? E’ come se stessero lì a smanettare con il cellulare che si scarica e non sanno come fare a caricarlo. L’olio del Vangelo è un po’ come il caricabatterie. Come fate se non avete il caricabatterie e il telefonino si scarica e le tacche si riducono una dopo l’altra?”
Insomma, per il predicatore la lampada è il telefonino, l’olio, appunto, il caricabatterie. E cosa succede alle cinque vergini senza olio o con il telefonino scarico, quando arriva lo sposo e tutte si svegliano?
Chiedono alle compagne previdenti l’olio. “Tutti ci siamo chiesti come mai quelle vergini buone e previdenti negano _ secondo la parola del Vangelo _ l’olio alle sorelle distratte. Non sono antipatiche a dire di no_ dice don Fiscer_ Non sono antipatiche, né commettono un atto di egoismo perchè ognuno di noi è unico. Ognuno ha il suo compito e deve assolverlo, ognuno ha il suo numero come i giocatori sul campo di calcio, un numero tanto importante che in qualche caso quel numero non è trasmissibile a nessuno: ci sono certi numeri che vengono ritirati quando il giocatore non c’è più. Il numero di Maradona non l’ha preso nessuno. Questa è l’unicità. “
E questo dice il Vangelo delle vergini stolte, che, comprato l’olio, tornano a bussare alla porta dello sposo che è il Signore. E non gli aprono, perchè oramai il tempo era passato. “In verità vi dico, io non vi conosco” _ dice Gesù e il Vangelo raccomanda di vegliare, perchè “non si sa né il giorno né l’ora di quando arriverà lo sposo”, cioè il Signore e ognuno deve essere pronto. Con l’olio nei vasi e…..con il telefonino carico….
Il secondo filone dell’omelia riguarda la luce e parte sempre dalle lampade delle dieci vergini.
“Le lampade si scaricano, i telefonini si scaricano e cosa facciamo spesso per risparmiare sulla carica? Teniamo bassa la luce del telefonino, così quello si scarica più lentamente, consuma meno. La luce ci serve sempre _ spiega dal pulpito il parroco _ Noi dobbiamo dare sempre luce agli altri: ecco l’insegnamento. Dare luce è stare con il cuore vicino agli altri. Tu che sei una mamma e hai mille cose da fare, dai tanta luce se fai tante cose in casa, se in mezzo a quelle tante cose riesci anche a parlare con i tuoi figli . La luce sono quelle cose che ci caricano, come stare con gli altri, aprire il nostro cuore, partecipare. Sei carico di queste cose se hai tanta luce. La tecnologia cerca di caricare tutti con la luce… Cosa è una vita senza tacche? Una vita nella quale non puoi dare luce? Cosa provi la mattina, quando il tuo telefonino è già al 15 per cento e non sai come andare avanti? Ti devi attaccare a qualcosa, devi avere più Giga, puoi ricollegarti al Modem e allora avrai di nuovo la carica.”
Il paragone acrobatico con il telefonino, la sua carica, la sua luce, il suo meccanismo, funziona sopratutto per i ragazzi che ascoltano intorno all’altare il messaggio di don Fiscer sulla luce che è amore, che è dono di se stesso agli altri, ma solo se questa energia ce l’hai dentro. Cioè nel “tuo” modem, nei “tuoi” Giga.
“Il cristiano fa il modem agli altri “_sintetizza l’omelia, che non frena la sua verve. “Ricordatevi che c’è una app da scaricare dal vostro cuore se vi accorgete che gli altri hanno bisogno di voi _ conclude don Fiscer_ la App si chiama proprio così A.P.P. Ama Per Primo e sarai sempre luminoso e mai scarico!”
La messa finisce, ovviamente, con il telefonino, quando dopo la benedizione finale il parroco prende il suo e fotografa la chiesa gremita per mandare un video al suo amico Don Rosario, che proprio oggi compie gli anni. E la chiesa canta: “Tanti auguri”.

CHIESA DI NOSTRA SIGNORA DEL CHIAPPETO

don Roberto Fiscer parroco

domenica ore 11

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