La sapienza dei pastori e la passeggiata del cardinale

27 dic 2018 by FrancoManzitti, Commenti disabilitati

LA SAPIENZA DEI PASTORI
LA PASSEGGIATA DEL CARDINALE

Nella cattedrale in mezzo ai caruggi, che sta severa, ma non troppo, in mezzo a San Lorenzo, la via liberata dalle auto, vero ponte tra il porto e la città di sopra, la messa di Natale è come un’anteprima di quella che l’arcivescovo celebrerà sotto il ponte nella mattinata dopo.
Come dire che quest’anno il Natale va celebrato due volte, nel luogo tradizionale della grande chiesa e in quello che è più vicino alla sofferenza del ponte crollato.
E’ così le due omelie quella, della Notte Santa in san Lorenzo e quella del giorno dopo, nella chiesa di san Bartolomeo della Certosa, sono diverse. Una è per il significato del Natale e l’altra è per la sofferenza di quella tragedia, di quella sciagura.
A San Lorenzo l’arcivescovo, con tutti i paramenti ben calzati, i suoi preti a far da corona, il coro in tutta la sua potenza delle canne dell’organo, parte nell’omelia dalle parole del Vangelo, i pastori riconoscono il Messia e si pone la domanda: come è possibile riconoscere Dio in tanta povertà? Perché ci riescono i pastori?
Perché hanno visto la realtà dal di dentro, i loro cuori sono sintonizzati con Dio, il duro lavoro preservò il loro sguardo da distrazioni, la fatica li ha plasmati per riconoscere l’essenziale. Meno cultura più sapienza: i pastori coltivarono la sapienza vera, la vera bellezza di cui siamo assetati. I pastori erano assetati del pensiero di Dio, nell’angoscia esistenziale che circola da sempre nel nostro vecchio Continente solo Dio può essere umile, non aveva bisogno di grandezza per farsi riconoscere.
In noi abita il desiderio di Dio, di riconoscerlo. Eppure siamo accecati da voglie, orgoglio arroganza, vanità, presunzione, che chiudono occhi e cuore. Siamo meglio? Stiamo felici? No… la coscienza si ribella, pur affaticata, aspira ad altro, alla luce.
Come accadde ai pastori. Se in noi pulsasse il desiderio di incontrare il Signore senza indugio il nostro animo si orienterebbe. Andare senza indugio verso Dio… ma quanta indifferenza, quanta pigrizia… il resto sembra sempre più urgente che cercare Dio, sembra che non sia mai l’ora, mai disposti a impegno e sacrificio. Essere qui è già un grande dono, stiamo bene nel cuore della notte, siamo qui.
Ma continueremo? Ci viene offerta la grazia di sostare davanti al presepe, guardando i pastori poniamoci la domanda cruciale: desidero Dio dentro di me? Porsi la domanda è mettersi in cammino verso Gesù. Crescere nel desiderio di Dio, questo è Natale. Non fa miracoli per cambiare i mali della vita ma Dio ci offre la mano per portarli insieme.
Poi , quando la Messa è finita, il cardinale scende tutta la navata, fermandosi tra i fedeli, cercandoli lui, quasi uno per uno, stringendo mani, scambiando parole e auguri. Ci mette dieci minuti ad arrivare in fondo, prima di svoltare a sinistra e riverire il presepe che il grande Mario Porcile, maestro di danza, genovese vero, donò a san Lorenzo. E tutto questo è inconsueto.

MESSA DI NATALE
Cardinale Angelo Bagnasco
Chiesa di san Lorenzo
ore 24

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