23 Ott 2019 by FrancoManzitti, Commenti disabilitati su

SANTA MARTA LA CHIESA DESERTA

E NELL’ OMELIA ANCHE ALAIN DELON

Nella chiesa di santa Marta, tra la Prefettura e i cortei continui di protesta, il bar Mangini, che più genovese non si può, la piazza Corvetto, rotatoria intorno alla statua equestre dell’unico re da ricordare e da via Roma dell’ex shopping, oggi cimitero rispolverato di quel che fu il popolo dei fedeli, si entra quasi di soppiatto e da tre lati che non bastano a riempirla.

Neppure alla messa di mezzogiorno della domenica. Si entra dalla scaletta di Corvetto,dal portone principale, dopo gli archi in cima a GalleriaMazzini e dalle gallerie mute, che sboccano dal deserto dei tartari genovese, dove nessuno passa, quasi nessuno vive, salvo la libreria giuridica, un parrucchiere per signora, avamposti perduti di una città che qua rifioriva e ora sprofonda nei bar chiusi, nei barbieri falliti, nei cilindri di Tino’sin vetrina, incredibili superstiti di una eleganza classic che non si arrende.

Quale chiesa più giusta per un’omelia come questa, che mette al centro la fede come ultimo appiglio quando tutto sembra precipitare, quando aspetti che qualcosa cambi e nulla cambia, quando vince la stanchezza della vita.

Il vangelo di san Luca parla di una vedova che chiede giustizia e di Gesù che invita a pregare “senza stancarsi mai”. Da questa frase prende lo slancio a santa Marta con venti fedeli sparpagliati nei banchi l’officiante. Non stancarsi mai, anche quando tutto sembra precipitare.

L’omelia incomincia con un po’ di tosse e sarà lunga, lenta nella dizione, ma forte nei contenuti, nel tono severo, molto penetrante in questo apparente silenzio della Chiesa.

“Come ci sentiamo quando tutto precipita, quando stare nella vita sembra impossibile? Anche dopo un’attesa estenuante bisogna aspettare ancora un futuro possibile che fare? “_ chiede dal pulpito ilsacerdote che sfida quel silenzio.

“ Cosa produce la stanchezza? Che la vita sembra interrotta. Che l’unico rifugio sembra il sonno che ha la meglio su di noi.”

“Ricordo un film con Alain Delon_cita un po’ a sorpresa il sacerdote_ intitolato “ La prima notte di quiete”. Il personaggio principale di questo film era in crisi e qualcuno gli chiede quando finalmente riposerà, quando avrà requie. La risposta di Delon attore è gelida: “La notte dopo la morte perchè i sogni non mi tormenteranno.”

Si può dunque arrivare a questo, a augurarsi una notte di morte pur di non aspettare invano qualcosa?

Dal pulpito ora il prete cita Sisifo, la sua fatica di trascinarsi quel macigno senza costrutto, senza speranza, un inutile moto perpetuo. “Tutto è troppo prevedibile, deludente, non ci si può allora che augurarsi il sonno pacificatore?”

Ma cosa è il sonno, lo stordimento che invochiamo? Per procurarsi questo stato_ si dice dal pulpito_ l’uomo si droga, beve, si ubriaca di sesso, fa tutto questo per deturpare le coscienze.

Qual è il rimedio? Allora per spiegarlo l’omelia ritorna all’ultima lettura, quella della vedova che chiede aiuto al Signore contro un avversario che la perseguita. Chi c’è di più solo è rassegnato in quei tempi lontani di una vedova sola, senza protezione? Ma questa vedova prega, non si rassegna, è tosta, si ostina.”

Da questo dobbiamo partire quando tutto precipita nella stanchesza,nella rassegnazione.”Quante volte ci rassegniamo, quante volte ci arrendiamo: la vita non ci può dare tutto!”

Gesù, invece, chiede un ragionamento delicato: la fede. Si aspetta un segnale, si chiede attenzione e ci si risponde che a Dio non si interessa, che non gli sta a cuore nessuno. Si accusa Dio di non averci ascoltato, lo sguardo suo per noi non èmai esistito…..Non ci siamo mai accorti che ci parlava.

Allora bisogna pregare, moltiplicare le parole, avere un atteggiamento del cuore che ci faccia tornare in un clima vitale. Certo, pregare non è solo dire tante parole, ma stare in quel clima senza stancarsi mai, restare in quella debolezza che ci fa rimanere nella storia con Dio, ostinatamente.

L’omelia finisce con un altro colpo di tosse, ma quella voce ferma, sottolineata dai silenzi carichi, ha bucato il silenzio di Santa Marta.

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