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di Francesco Gastaldi*

Il grande complesso di edilizia residenziale pubblica di Genova Begato, nato nei primi anni Ottanta in piena emergenza abitativa (realizzazione dal 1984), era diventato un simbolo di ghettizzazione e di stigmatizzazione negativa. Situato nell’alta val Polcevera in un’area circoscritta tra le zone di Bolzaneto, Teglia e Rivarolo, il quartiere prende il nome dalla piccola frazione rurale di Begato sulle cui colline si estende il Settore 1 con edifici più bassi.

L’ambito più impattante (20 piani) denominato “quartiere Diamante” era soprannominato “Diga” proprio a voler sottolineare la posizione ortogonale rispetto alla vallata, alcuni abitanti per evidenziare le due parti (e i relativi colori prevalenti) distinguevano fra la “diga rossa” e la “diga bianca”, inizialmente unite tramite due collegamenti pedonali aerei all’undicesimo e al ventesimo piano (scarsamente utilizzati e poi demoliti). Portato ad esempio di sperimentazione edilizia in macrostrutture ed edifici alti, progettato dall’architetto Piero Gambacciani, nasce con l’obiettivo di realizzare molte case (circa 500 appartamenti), in breve tempo e con costi limitati in piena emergenza sfratti e a posteriori dell’emanazione della legge 392 del 1978 detta “Equo Canone”.

Il quartiere ha avuto, fin da subito, una storia di vita fin dall’inizio molto travagliata. I meccanismi selettivi di accesso hanno concentrato in questi edifici fenomeni cumulativi di disagio dal punto di vista economico e sociale. Il tutto si è sommato a problematiche di degrado delle strutture edilizie, bassa qualità abitativa e degli spazi pubblici, assenza o lontananza dei servizi di base (seppur potenziati negli ultimi anni), vari problemi di gestione e sicurezza. Negli anni Novanta e Duemila le “dighe” dimostrano vari fattori di crisi e salgono spesso all’onore delle cronache cittadine per episodi di micro-criminalità, abusivismo e morosità.

Ora le “dighe” non ci sono più (e nessuno le rimpiange), a fine 2021 si è completata la demolizione voluta da Regione Liguria, comune di Genova e ARTE (Azienda Regionale Territoriale, ex IACP). Gli abitanti (in elevata percentuale seguiti da interventi assistenziali e di politiche sociali) sono stati progressivamente ricollocati in altro patrimonio abitativo pubblico disponibile (in prevalenza di ARTE e del comune di Genova). Il processo di coinvolgimento ha visto gli assegnatari sostanzialmente disponibili a spostarsi nelle nuove abitazioni (anche in altri quartieri della città). Nei prossimi mesi verranno realizzate tre palazzine per un totale di 60 nuovi appartamenti. Venti saranno di edilizia residenziale sociale, quaranta di edilizia residenziale pubblica.

Resta da chiedersi se può trattarsi di un “modello” di intervento replicabile in altri grandi quartieri di edilizia residenziale pubblica a Genova che però non evidenziano problematiche così accentuate.