Le carceri italiane sono da tempo al centro di quelle che sono denunce da parte di sindacati e associazioni per problemi ormai cronici come il sovraffollamento, la sicurezza, la carenza di personale e tagli ai fondi che pesano su situazioni spesso definite critiche. I sei istituti penitenziari della Liguria non sono esenti dalle problematiche e anzi, in alcuni casi i dati fotografano situazioni ancora più gravi che nel resto di Italia. L'inchiesta di Primocanale andrà a ricostruire quelli che sono i problemi delle carceri liguri attraverso testimonianze, documenti e numeri.
Marassi bocciato dall'associazione Nessuno Tocchi Caino: "Non è un carcere ma un ricovero"
Nessuno Tocchi Caino è una Ong italiana attiva internazionalmente il cui obiettivo è l'attuazione della moratoria universale della pena di morte e più in generale la lotta contro la tortura. Ogni anno l'associazione viaggia per le carceri italiane stilando poi un report rispetto alle condizioni in cui vivono i detenuti. Questa volta è stato il turno del carcere di Marassi, dove il segretario Sergio D'Elia ha toccato con mano la situazione: "Questo è un luogo dove non ci sono solo persone private della libertà ma persone private di tutto, soprattutto della dignità. Non c'è una responsabilità della direzione, è dove vengono ricoverate le persone che non si vuole vedere in giro per la città. Sono i disgraziati, gli umiliati, gli ultimi della nostra società".
A Marassi un altissimo numero di detenuti psichiatrici: violenza all'ordine del giorno
Il problema legato ai pazienti psichiatrici non è una novità nella struttura penitenziaria genovese ed è causa di criticità come aggressioni e suicidi, un nodo non semplice da sciogliere che viene denunciato ormai da anni. "Molte di queste persone hanno problemi di salute mentale e siccome è costoso gestirli laddove dovrebbero essere gestiti, quindi negli ospedali, nelle comunità per i dipendenti da sostanze o nei centri di igiene mentale, vengono messi qui - spiega D'Elia -. Manicomi, lazzeretti, ospedali psichiatrici e giudiziali sono stati chiusi e le Rems (residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza) non riescono a contenere il numero sempre più alto di persone che dovrebbero essere seguite e curate. Qui non possono rifiutarsi di accogliere, e così diventa un ricovero". L'ultimo omicidio tra le stanze del penitenziario di Genova, avvenuto nel 2023, aveva riaperto la questione dei detenuti psichiatrici. In quel caso l'uomo poi condannato per aver ucciso il proprio compagno di cella era già stato dichiarato due volte semi infermo di mente. "In Liguria su sei strutture non esiste un penitenziario in grado di gestire i detenuti affetti da patologie psichiatriche" aveva denunciato l'Unione Sindacati Polizia Penitenziaria. Il carcere più vicino dotato di un reparto per la salute mentale è infatti quello di Torino, che ha una capienza di 20 posti, di cui 10 riservati all'osservazione psichiatrica disposta dall’Autorità Giudiziaria. "Un numero ridicolo, troppo basso, considerato che nel nord ovest sono attualmente presenti oltre 5500 detenuti".
Ancora troppi detenuti rispetto agli agenti: "Loro cosa hanno fatto per finire in carcere?"
Non siamo a livelli di sovraffollamento di un anno fa, ma su 550 posti regolamentari nel mese di novembre tra le celle della casa circondariale ci sono 664 detenuti. Un problema non da poco contando che gli agenti della polizia penitenziaria presenti sono 40 in meno rispetto alla pianta organica. "L'appello è allo Stato. I detenuti hanno sbagliato, certo, ma qui a Genova ci sono anche quelli in attesa di giudizio, quindi non possiamo dire in modo definitivo che siano colpevoli. E poi ci sono gli agenti della polizia penitenziaria, loro cosa hanno fatto per finire in carcere? Perché anche loro sono finiti in carcere, innocenti, ma nello stesso stato dei detenuti per le condizioni di lavoro a cui sono costretti, per l'ambiente, per la salubrità dei luoghi, per la dignità, la qualità del lavoro. Sono vittime anche loro di una situazione strutturale che andrebbe ripensata totalmente".