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Attualità

Il presidente della Regione Liguria alla celebrazione dei 200 anni della cooperativa del Corriere Mercantile che ha chiuso nel 2015: "Invito i giornalisti e imprenditori genovesi a tirarsi su le maniche e a darsi da fare"
5 minuti e 29 secondi di lettura
di Michele Varì

"Mi spiace che Genova abbia perso Il Lavoro e il Corriere Mercantile, ma dobbiamo chiederci perché la nostra città ha perso testate così importanti...".

L'invito alla riflessione arriva alla fine del suo lungo e accorato intervento dal presidente della Regione Liguria Marco Bucci, l'ospite più atteso della celebrazione organizzata nel palazzo della Borsa Valori per ricordare i 200 anni di vita che avrebbe compiuto quest'anno il Corriere Mercantile, uno dei primi giornali nati in Italia che ha chiuso nel 2015 quando la cooperativa che ne era proprietaria non è più riuscita a sopportare i costi di gestione.

Appello a imprenditori e giornalisti genovesi

Bucci dopo avere raccontato i suoi ricordi del Mercantile lancia una sorta di appello o forse solo una provocazione, che però fa male ai tanti ex soci del Corriere Mercantile presenti in sala che per anni prima del fallimento hanno sperato inutilmente che gli imprenditori genovesi battessero un colpo per salvare il loro giornale, il giornale di proprietà di una cooperativa genovese composta da lavoratori poligrafici e giornalisti.

"Chiediamoci perché Il Lavoro e il Mercantile non ci sono più"

"Dobbiamo chiederci - dice Bucci- perché abbiamo perso testate come Il Lavoro e il Mercantile, chiederci perché Genova non è in grado di tirare fuori una proprietà della nostra città, una proprietà di chi ci scrive, una testata come si deve che possa veramente parlare di Genova. Questo è l'omaggio che io oggi vorrei lasciare qui a tutti voi e un invito a chi ha queste capacità a tirarsi su le maniche e a darsi da fare per questo" ha concluso riscuotendo un applauso l'ex sindaco da oggi governatore della Liguria.

Duecento anni di Corriere Mercantile

L'incontro alla Borsa di via XX Settembre presentato da Enrico Cirone di Primocanale è stato organizzato dai giornalisti Franco Manzitti e Roberto Orlando, la casa editrice De Ferrari e la Camera di Commercio per presentare un volume pensato dallo stesso Manzitti per celebrare il duecentesimo anniversario del Mercantile, un libro di sessanta pagine impreziosito da uno schizzo inedito dell'architetto Renzo Piano e con i contributi di tanti ex giornalisti della cooperativa, primo fra tutti Paolo De Totero, l'ultimo caporedattore del quotidiano, poi intervenuto per raccontare cosa era il Mercantile rimarcando il grande lavoro che si faceva in redazione e la figura del direttore di allora Mimmo Angeli, ora scomparso, ma rappresentato nella sala dal figlio Matteo, direttore di Primocanale.

L'esempio dei giornalisti manager di sé stessi

Ma torniamo all'intervento più atteso, quello di Bucci, che nella sua prima uscita ufficiale da ex sindaco non si è limitato a presenziare e intervenire, ma è rimasto in sala sino alla fine, ad ascoltare tutti gli interventi, come a dimostrare la sua partecipazione alla storia del Mercantile: nel suo lungo discorso ha poi sottolineato la storia genovese del Mercantile: "E' stato un esempio di come i giornalisti possono fanno i manager di sé stessi, come in alcune grandi aziende, a Genova l'Esaotel, che si è costruita in questo modo. Questa è una cosa che io vedo molto positiva, il fatto che i giornalisti stessi siano proprietari del giornale garantisce tutta una serie di comportamenti che invece con altro proprietario potrebbero essere assolutamente distorti, quindi il fatto di poter aiutare i giornali e le imprese che sono composte da coloro che scrivono è un valore assolutamente positivo. Il Corriere Mercantile aveva questo valore positivo che dobbiamo ricordare".
Poi il presidente della Liguria ha scovato i suoi ricordi più personali: "Quando ero giovane il Mercantile era il giornale del pomeriggio che dava le notizie più importanti, noi giovani che non compravamo il giornale del mattino se c'era qualche notizia grossa lo compravamo al pomeriggio. Ricordo che si chiama Mercantile perché nasce sul porto, e che credo che questo sia un valore aggiunto, e ricordo quando si associò con la Stampa".

Sui social poca informazione di qualità 

Il presidente della Regione ha sottolineato l'importanza di un'informazione di qualità: "Noi abbiamo bisogno di giornalisti e informazione vera più che mai, perché sui social oggi la percentuale delle informazioni corrette è ridicola, le altre sono manipolate, ecco noi abbiamo bisogno di un'informazione come si deve e quando, una settimana fa, mi sono venuti a trovare i giornalisti dell'Ordine dei giornalisti, abbiamo fatto un bellissimo dibattito sull'importanza del giornalismo anglosassone dove la cronaca è assolutamente separata dai commenti, è basata solo sui fatti mentre i commenti si scrivono da un'altra parte. I commenti possono essere liberi, anche durissimi, si può scrivere quello che si vuole, ma devono essere separati dai fatti. Una separazione molto corretta, ricordo parecchi giornalisti che avevano questo modo di lavorare, oggi questo non è così, anzi, si mettono insieme commento e cronaca per dare più valore all'articolo, e questo a mio avviso è un errore" ha concluso Bucci.

Tanti giornalisti ex Mercantile in sala

In sala con tanti esponenti delle istituzioni anche altri giornalisti ex Mercantile, Andrea Bagorda (caporedattore del Il Secolo XIX), Matteo Angeli, Luigino Puppo, Corrado Zunino (inviato di guerra di Repubblica, che ha precisato che Il Lavoro esiste ancora come inserto genovese di Repubblica), Marco Menduni (inviato del Il secolo XIX), Guglielmina Aureo (Secolo XIX) Maria Cristina Cambri, Pierluigi Gambino, ma anche il proto, il responsabile dei poligrafici della Cooperativa G&P Floriano Pancera. Presenti anche l'ex sindaco di Genova Marco Doria che da storico ha raccontato il contesto in cui è nato nel 1824 il Corriere Mercantile, e Paolo Lingua, giornalista e storico che ha disquisito sulla cucina genovese del primo quarto dell'Ottocento, fra trofie e pandolce.

Un giornale non muore mai...

Alla celebrazione anche l'attore Roberto Cesaretti, che ha letto, scandito, alcuni passi del toccante editoriale di Manzitti che aprono il libro, fra queste alcune molto significative che fanno capire il motivo per cui a distanza di quasi dieci anni dalla chiusura del Corriere Mercantile nella sala della Borsa si sono incontrate ancora tante persone: "Un giornale non muore mai, se ha lasciato traccia. Un giornale non muore mai se c'è chi vuole difenderlo. Un giornale non muore mai perchè ha scandito il tuo tempo, quello di tuo padre, delle generazioni precedenti".

In sala le copie di inizio '900 e del 2011

Nella splendida Sala delle Grida della Borsa anche alcune copie rilegate del Corriere Mercantile di proprietà della Biblioteca della Camera di Commercio che si potevano sfogliare, come si faceva un tempo sorseggiando un caffè al bar, copie antiche, dei primi del '900, con le pagine ingiallite dal tempo, ma anche recenti, a colori, del novembre 2011, che raccontavano dell'ultima tragica alluvione costata la vita a sei donne, raccontavano quella storia di Genova che per quasi due secoli, dal 1824, è stata raccontata con puntualità e deontologia professionale quasi anglosassone, proprio come piace a Bucci, dai cronisti dal Corriere Mercantile.

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