Dopo le parole pronunciate venerdì scorso a Palazzo San Giorgio dal viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi abbiamo voluto aprire un dibattito per capire le reazioni del mondo portuale. Quando parla di conflitti in essere nel porto di Genova Rixi, senza dirlo, fa sicuramente riferimento anche alla situazione molto tesa che si è venuta a creare per la causa di Sech contro Spinelli e Sech è il terminal di riferimento di Giulio Schenone.
Nel dibattito di Primocanale oggi interviene proprio Giulio Schenone, storico azionista con Luigi Negri del terminal Sech poi confluito in Psa, che oggi è il Trustee del Trust San Luigi ed ha l'usufrutto come “nuda proprietà’”.
Il Trust San Luigi, di cui Giulio Schenone è anche Presidente del Cda, essendo un trust non è possibile sapere da chi sia detenuto, ma è l’azionista al 100% della “ I.L. Investimenti Srl “ che è azionista al 100% di “GIP Gruppo Investimenti Portuali Srl” con sede a Milano e un capitale di oltre 9 milioni di euro. Il Presidente del Cda anche di Gip è Giulio Schenone che oggi ci ha inviato il suo pensiero in forte dissenso alle dichiarazioni del Vice Ministro Edoardo Rixi che pubblichiamo integralmente. Ecco il testo:
"Gentile Direttore, comprendo che, nel contesto attuale, sia di moda allinearsi allo storytelling ‘governativo’, ma mi permetto di offrire una prospettiva diversa e, credo, più equilibrata sulla questione portuale tanto dibattuta in recenti eventi pubblici. Desidero precisare che, nel presente messaggio, mi esprimo esclusivamente a titolo personale e non a nome delle società di cui faccio parte, sia in qualità di azionista che di amministratore. Voglio anche sottolineare che la litigiosità ‘amministrativa’ non è una peculiarità esclusiva del nostro sistema portuale, ma è una caratteristica comune in tutte le realtà portuali italiane. Un esempio su tutti è Livorno, dove probabilmente i ricorsi amministrativi (o alla Procura della Repubblica) sono addirittura più frequenti. Questo, però, non vuole essere né un alibi né una giustificazione, ma una semplice constatazione: la litigiosità fa parte del sistema portuale italiano e non solo. Passo ora ad esporre una prospettiva diversa, partendo da alcuni fatti oggettivi e incontrovertibili:
- Il Piano Regolatore Portuale (PRP) vigente risale al 2001 e non è ancora stato completato nella sua interezza, il che dimostra la lentezza del processo di pianificazione e di relativa esecuzione.
- Nel frattempo, sono stati proposti (da parte privata) diversi tentativi di concepire una programmazione nuova e più adatta ai tempi, come – ad esempio - il Libro Bianco di Confindustria (risalente al marzo 2022) che suggeriva alcune alternative.
- La fase di commissariamento dell'Autorità di Sistema Portuale risale a settembre 2023 ed è stata causata da motivazioni ben lontane dalla questione dei ricorsi amministrativi. La dimissione dell'allora Presidente per assumere altri incarichi non ha nulla a che vedere con il numero dei contenziosi dell’epoca.
- Voglio anche ricordare che, di fronte alle molteplici sollecitazioni da parte di tutti gli operatori del settore, ci venne spiegato che la riforma era “imminente” e che bastava aspettare poco tempo per la nomina di un nuovo presidente con pieni poteri.
- Quello che è accaduto successivamente fa parte della cronaca che, come prassi, non intendo commentare.
- A Giugno 2024 sono stati insediati due Commissari, e inoltre, è stata costituita una commissione d'inchiesta per esaminare gli atti concessori rilasciati nel recente passato (con esiti ignoti, almeno per ora…).
- La partita delle nomine dei nuovi Presidenti delle AdSP è una partita ‘nazionale’, da mesi incagliata nei meandri del più classico manuale Cencelli.
Mi sembra utile sottolineare che, in molti casi (e a mio modesto avviso, soprattutto in questo) è la politica stessa che finisce per bloccare il sistema portuale. Affermare che siano stati necessari due Commissari, e non uno solo, per affrontare le controversie in porto è un modo per fuggire dalle proprie responsabilità. Spetta infatti alla politica garantire un quadro di indirizzo chiaro, all'interno del quale i privati possano fare i propri investimenti e portare avanti i propri business plans. Affermare che non si nomina il Presidente della nostra AdSP a causa del clima ricco di contenziosi e dei ‘lupi’ che imperversano in porto è palesemente fuorviante.
Il porto di Genova, purtroppo, è in ritardo su tutti i fronti: dalla nomina del nuovo Presidente (e della conseguente nuova struttura dirigenziale), al nuovo Piano Regolatore (di Sistema), fino al quadro normativo complessivo. È ormai evidente che la tanto annunciata riforma portuale, promessa oltre due anni fa dal Governo, non è ancora stata realizzata. Anzi, non solo non è chiara la riforma, ma non sappiamo nemmeno quale ministero la porterà avanti: il Ministero delle Infrastrutture o quello del Mare. Questo indecisionismo ha solo frammentato ulteriormente le responsabilità.
Di fronte a questo scenario, i privati (come me) che hanno investito e continuano ad investire (dal 1993!) – e molto – nel porto di Genova si vedono costretti a tutelare i propri interessi attraverso gli strumenti a loro disposizione. È evidente che se e quando la politica sarà in grado di dare risposte chiare, con tempi definiti e interlocutori disponibili al confronto, sarà più facile evitare contenziosi. I privati, infatti, eviterebbero volentieri i ricorsi amministrativi se solo avessero le risposte che da tempo chiedono".
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