
I provvedimenti restrittivi, eseguiti delle Squadre Mobili di Savona e Genova, sono stati emessi dall'autorità giudiziaria competente in seguito alle indagini svolte nei confronti di un imprenditore di origine calabrese, destinatario di uno dei provvedimenti, che abita a Loano (SV) ed è ritenuto vicino alla 'ndrangheta.
Si tratta di Antonio Fameli, definito dagli inquirenti "dallo spessore criminale inconfutabile".
Nei confronti dell'uomo, proprietario di un ingente patrimonio immobiliare con interessi nel settore edilizio e nell'attività finanziaria, sono stati raccolti significativi elementi di responsabilità in ordine alla sistematica elusione delle normative in materia di anti-riciclaggio, finalizzata al successivo reimpiego dei proventi in attività immobiliari in Sud America.
Contestualmente ai provvedimenti restrittivi, sono state sequestrate 44 unità immobiliari, situate nei comuni di Loano, Boissano e Borghetto Santo Spirito e numerose quote di partecipazione azionaria in società italiane ed estere, tutte riconducibili, a vario titolo, all'imprenditore calabrese e a prestanome, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro.
Nei guai sono finite anche altre persone strettamente collegate al noto personaggio da anni residente a Loano: si tratta della sua convivente Clara Maggino (ai domiciliari), e del commercialista dell'imprenditore, Carlo Ciccione.
Una quarta ordinanza, non eseguita, riguarda il figlio di Fameli, Serafino, attualmente all'estero. Le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro, falso, trasferimento fraudolento di valori e reati in materia tributaria.
Complessivamente sono sedici le persone indagate, comprese quelle arrestate. Due le misure interdittive che riguardano un notaio e un direttore di un ufficio postale del Ponente, mentre per altre due è stato imposto l'obbligo di dimora.
IL COMMENTO
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