
“La banca arriva da un forte deficit di capitale, ma non va dimenticata la difficoltà ambientale nella quale ha operato legata sia alla bufera giudiziaria sia alla congiuntura economica” , ha dichiarato Montani. La seconda fase, già in corso, prevede la razionalizzazione della rete di filiali (diminuite di 38 unità nel primo semestre 2014), l’avvio delle trattative sindacali per esodi incentivati, lo spostamento di organico dalla sede centrale ad altre attività e la cessione di attività non core (come Esaote, la cui partecipazione è già stata ceduta). La terza fase del piano prevede nuovi impulsi commerciali con la creazione di un polo Wealt Management, la trasformazione digitale e “nuove modalità di presidio del territorio”.
“L’aumento di capitale ha aperto la Banca al mercato”, di legge ancora nella relazione. Le cifre presentate parlano di un passaggio di presenza azionaria di Fondazione Carige dal 46,43% del 31 dicembre scorso al 19,18% attuale, con l’aumento della presenza di investitori di mercato dal 37,38% al 69,56%. Positivi i dati della raccolta: +2,3% rispetto al 2013, con la raccolta core che segna una crescita del 3,6% rispetto all’anno passato (per un totale di 14,7 miliardi). Positivo, anche se meno incisivo, l'andamento del collocamento dei prodotti Bancassurance, cresciuto del 30%.
IL COMMENTO
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