
Per la Funzione Pubblica Cgil superare il divieto per i primari di avere un rapporto di lavoro non esclusivo, oltre ad una precisa questione etica, è formalmente un atto illegittimo. Nella sostanza l’iniziativa penalizzerebbe il servizio sanitario regionale pubblico, non incentivando in alcun modo la scelta dei dirigente medici di lavorare a pieno titolo nel servizio universale.
Le motivazioni addotte dai proponenti sono quelle di liberare, anche attraverso tale intervento, i vincoli della libera professione in modo da attrarre più cittadini liguri e di altre regioni ai servizi sanitari liguri. Crediamo che l’obiettivo enunciato sia del tutto strumentale poiché già oggi, con gli stessi professionisti che già svolgono libera professione intra-moenia, non riusciamo ad essere attrattivi a sufficienza per i liguri, che in parte emigrano nelle regioni limitrofe, e ancor meno per gli extraregionali.
Anche le proposte emerse a parziale correzione del provvedimento, appaiono solo strumentali: l’eventuale recupero di risorse da redistribuire ai dirigenti medici a rapporto esclusivo da quelli che opteranno per la non esclusività sarà irrealizzabile, essendo l’indennità di esclusività prevista dal contratto nazionale di lavoro in cifra fissa.
A oggi il provvedimento è ritornato in Commissione e la richiesta della Funzione Pubblica Cgil alla Regione è di un profondo ripensamento rispetto alla questione. Sarebbe più utile ai cittadini liguri affrontare alla radice i problemi strutturali del nostro Servizio sanitario regionale come da anni chiedono le organizzazioni sindacali, profondendo ad esempio maggior impegno allo sblocco delle norme nazionali che impediscono lo sviluppo del nostro servizio sanitario a favore dei cittadini, ma anche degli operatori del settore.
Vladimiro Furini - Segretario Generale Fp Cgil Liguria
IL COMMENTO
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