
Via il direttore generale, comanda l'amministratore delegato: la Rai assume la fisionomia di una Spa qualunque, ma con molti poteri d'influenza da parte dell'esecutivo in carica. Questi, in sintesi, i cambiamenti più significativi votati dalle due Camere.
CDA PIU' SNELLO, MA PIU' POTERE A MAGGIORANZA - Finora i membri del cda Rai erano 9, di cui 7 eletti dalla Commissione di Vigilanza e 2 nominati dal Tesoro (tra cui il Presidente). Con la Riforma i consiglieri saranno 7, dei quali 2 eletti dalla Camera, 2 dal Senato, 2 dal Governo e 1 dai dipendenti Rai. Incompatibile con la carica l'aver ricoperto nei 12 mesi precedenti la nomina la carica di ministro, viceministro o sottosegretario.
COMANDA L'AD INDICATO DAL GOVERNO - Attualmente il direttore generale è indicato dal governo e nominato dal cda, partecipa al cda ma non vota. D'ora in poi il vero capo sarà l'amministratore delegato, indicato dal Governo, nominato dal cda e confermato dai 2/3 della Vigilanza. Rimane in carica tre anni, fa parte del cda e vota.
COME CAMBIANO I POTERI - Attualmente il cda nomina, su proposta del dg, i direttori di rete, di testata e di canale. Tutti questi poteri saranno assorbiti dall'amministratore delegato, mentre il cda esprime solo un parere, obbligatorio ma non vincolante). Per i direttori di testata il parere è vincolante se contrari alla nomina i 2/3 (5 membri su 7). Grazie a una norma transitoria, farà le funzioni dell'amministratore delegato l'attuale direttore generale. Antnio Campo dall'Orto, fino a nuova nomina
IL COMMENTO
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