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Non si capisce come questa realizzazione sia compatibile con il resto e come possa finalmente essere un collegamento tra Sottoripa, che resta un confine, e il dedalo dei caruggi. Non si capisce anche cosa serva
3 minuti e 39 secondi di lettura
di Franco Manzitti
Il restyling di piazza Caricamento

Finalmente l’hanno inaugurata quella piazza così importante che sta davanti a Sottoripa, di fianco al Palazzo san Giorgio e in faccia al cuore del Porto Antico. Prima di esprimere il mio giudizio di antico osservatore della città e delle sue mutazioni vorrei ricordare quale importanza aveva questo luogo nel disegno di Renzo Piano, incaricato dall’allora sindaco Fulvio Cerofolini, di recuperare il Porto Antico per le celebrazioni del 1992, Cinquecento anni dalla Scoperta dell’America di Cristoforo Colombo.

Al sindaco, che gli aveva raccomandato in modo affettuoso ma anche perentorio di non buttare via niente del porto antico, nel suo progetto il grande architetto aveva risposto con quello che vediamo ancora oggi, magari dimenticandoci un po' l' importanza di un fatto storico: la riconquista del mare, la caduta del muro che separava la città dalla origine della sua storia, le banchine, quelle griglie alte, quella lontananza rotta solo da rumori sordi che venivano dal lavoro dei moli, dall'andirivieni delle navi, dagli spostamenti dei carichi, la prospettiva diversa anche dal mare verso la città, che avremmo conquistato e davanti alla quale si poteva capire bene perché Genova la
chiamano ancora, nonostante tutto, la Superba.

Ebbene in quel disegno la piazza in questione aveva un ruolo fondamentale: doveva diventare la connessione tra quella parte riconquistata e il centro storico, in un progetto che comprendeva una trama urbanistica molto più larga. Bisognava che il porto recuperato interagisse con alcuni dei luoghi più significativi del centro storico. Tra questi la piazza davanti al Ducale, la piazza del Duomo e appunto piazza Cavour.

Questi luoghi dovevano emergere come nodi cruciali che legavano la “riconquista” al tessuto complessivo. Era stato Piano per primo a definire, quindi, la piazza come “mediterranea”, nel senso della sua apertura verso il mare, ma in partenza dal suo ombelico nei “caruggi”.

In realtà cosa è successo dal 1992 in avanti? Che quel progetto non si è mai realizzato perché la piazza è sempre stata un'incompiuta, un luogo a perdere, uno spazio buono magari per Eventi a tempo, come le famose “Feste dell'Unità” di un tempo oramai scaduto, più spesso un vuoto che si riempiva a casaccio, malgrado il suo contorno nobile e che nessuna amministrazione, nessun urbanista, nessun architetto geniale o semplicemente professionale, nessuna Sopraintendenza ha mai pensato di allestire perché adempisse a quella funzione che il progetto iniziale del Porto Antico gli aveva destinato.

In questo modo la piazza non ha mai avuto la sua identità e sopratutto ha mancato la sua funzione originaria, che doveva essere quella della “trama”, della cerniera con il centro storico, della continuazione verso le banchine, il mare, l'acqua, l'orizzonte mediterraneo.
I maligni dicono che Renzo Piano avesse custodito in silenzio un po' la delusione di quel mancato completamento, non tornando più in quel luogo. Chissà se è vero.

Oggi, davanti alla soluzione urbanistica che riempie finalmente la piazza e che è stata inaugurata oggi, non si può che stropicciarsi un po' gli occhi rimirando quelle vasche, quelle alberature che impiegherebbero secondo le notizie tre anni per offrire almeno un po' di ombra. Non si capisce come questa realizzazione sia compatibile con il resto e come possa finalmente essere un collegamento tra Sottoripa, che resta un confine, e il dedalo dei caruggi. Non si capisce anche cosa serva.
Si poteva fare meglio, si poteva fare in un altro modo anche senza le soluzioni geniali alla Piano. Si poteva forzare l'assetto urbanistico, tenendo conto di una vocazione più complessiva.

Fossimo in Spagna o in una altra capitale mediterranea magari ci avrebbero messo la statua di Cristoforo Colombo, che ovunque è in faccia al mare (anche dove lo hanno poi abbattuto nell'esecuzione della cancel cultur) e che noi genovesi continuiamo a tenere nascosta nei giardini della Stazione Brignole, bombardata dai piccioni e dribblata da tutti.

Ma chiedere questo è troppo, sopratutto a chi (e sono tutti senza distinzione di politica e di colore) ha fatto un po' fatica ad affrontare due problemi chiave della città, quello di definire un progetto culturale della politica cittadina, che tenga conto di tutta la sua storia, compreso Colombo e di recuperare il centro storico una volta per tutte. Incominciando dai suoi confini e questo, di fianco a san Giorgio, è il più importante. Tra tante sparate di campagna elettorale perché non pensare anche a questa?

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