
Tant'è che per l'unico precedente di abbinamento referendum- elezioni, nel 2009, è servita una apposita legge (28/4 numero 40). Nessun election day quindi. Il referendum contro le trivelle per la ricerca di petrolio in Adriatico si fara' il 17 aprile e non nello stesso giorno delle elezioni amministrative a giugno, la cui data peraltro non è stata ancora fissata. Il Cdm lo aveva deciso già qualche giorno fa, nonostante appelli e sollecitazioni a non sprecare centinaia di milioni di euro (dai 300 ai 400 e' la stima) che costerebbe organizzare la consultazione popolare, e il presidente Mattarella lo ha confermato stasera.
"Le Regioni di centrodestra hanno sottoscritto il referendum". Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, a margine della Conferenza delle Regioni, aveva risposto a chi gli chiedeva la posizione di Forza Italia sul referendum sulle trivellazioni spiegando che il partito è innanzitutto "a favore che il referendum si faccia. Renzi non può fare solo i referendum che piacciono a lui", aveva continuato Toti riferendosi all'altro referendum sulle riforme.
Tra le prese di posizione più recenti quella del deputato del M5s Roberto Fico secondo cui la decisione di fissare al 17 aprile la data del referendum sarebbe un tentativo del governo ''di boicottarlo''. L'ultimo appello in ordine di tempo rivolto al Quirinale è stato quello del presidente del consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza, che proprio ieri evidenziava come la data del 17 aprile indicata dal Governo avrebbe messo ''a rischio l'applicazione della legge 28 del 2000 sulla par condicio'', perchè questa data non consentirebbe ''agli organi competenti di completare le procedure previste in tempo utile per far svolgere almeno 45 giorni di campagna elettorale, cosi' come prevede la legge".
E' di pochi giorni fa, infine, una lettera inviata a Mattarella da associazioni ambientaliste, sociali e studentesche e organizzazioni sindacali, comitati (tra i firmatari Legambiente, Wwf, Greenpeace e comitati del popolo 'No-Triv') in cui si chiedeva al presidente di "non firmare la deliberazione governativa''.
IL COMMENTO
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