
“Il contratto di servizio diventa quinquennale, ma la concessione sarà probabilmente decennale – spiega Giacomelli – con una verifica a metà percorso. La scadenza dell'attuale concessione potrebbe essere prorogata di qualche settimana, anche se al momento pare perentoria. In ogni caso provvederemo ad assicurare la continuità del servizio con un'apposita norma”.
Il sottosegretario ha poi spiegato come verrà svolta la cosiddetta “consultazione pubblica” inserita nel testo del ddl Rai. Si articolerà in due fasi: “Nella prima si confronteranno i principali stakeholder pubblici e privati attraverso quattro tavoli tematici su sistema Italia, industria ricreativa e culturale, digitale e società italiana. Partiranno entro la prima metà di aprile”. Dal confronto verrà fuori un sondaggio online in cui tutti gli italiani potranno dire la loro sulle domande che verranno scelte. Al termine del percorso, via libera allo schema di concessione che il Governo dovrà approvare, “speriamo prima della pausa estiva”. Dopodiché verranno i sei mesi a disposizione per realizzare lo schema del nuovo contratto di servizio.
Il senatore Rossi, durante il suo intervento, ha ricordato che “quest'anno scadranno le concessioni anche in Spagna e Inghilterra. Negli altri Paesi i canali sono in media cinque, il criterio di assegnazione del servizio è legislativo e dura dieci anni”. Nel mirino anche la raccolta pubblicitaria sulle reti pubbliche, che rappresenta un'anomalia italiana: “La maggior parte non ne ha o ne ha molto poca, solo in certi orari o solo su uno o due canali. Nel Nord Europa non esiste pubblicità sulle reti pubbliche”.
Il tema è da tempo oggetto di discussione, perché si ritiene che la presenza di pubblicità in Rai costituisca un “vantaggio competetivo illegittimo” rispetto all'emittenza privata, che vive di pubblicità e si vede sottratta una parte di raccolta. Il senatore ligure propone di istituire una “separazione strutturale o funzionale”, tra la parte commerciale e quella incaricata del servizio pubblico.
Resta, poi, il tema di cosa succederà allo scadere della concessione Rai. Secondo Rossi “non ci sono i tempi per fare sia la consultazione sia l'assegnazione entro il 7 maggio” ed è quindi necessaria una proroga. E poi: gara o affidamento diretto? “Se si deve assegnare un servizio che vale 20 miliardi in 10 anni è necessario fare una gara”, commenta Rossi, rammentando che una scelta contraria potrebbe essere “contestata in sede europea”.
“Difficile affermare che il servizio pubblico possa essere fornito da un solo soggetto”, specifica Rossi, con un chiaro riferimento all'ipotesi di affidare l'informazione locale alle emittenti private, capaci di garantire un presidio costante sul territorio. Ma allo stesso tempo “deve essere determinato quali programmi debbano essere di servizio pubblico e pertanto pagabili col denaro dei cittadini, mentre oggi si trova ogni genere di produzioni”.
Un'ulteriore osservazione riguarda quella che sarà l'entità del canone in caso di mancata gara: “Secondo la Commissione Europea, la compensazione deve essere determinata in base a un'analisi dei costi che avrebbe dovuto sostenere una normale impresa gestita in efficienza”. Quindi “la rendicontazione attuale deve essere totalmente modificata vista la posizione duplice dei meccanismi di finanziamento”.
“Bisogna immediatamente disegnare un piano delle frequenze nuovo e meritocratico e che renda al Paese un introito giusto. Meno frequenze ma a costi molto più elevati per tutti, nazionali e locali. Così davvero un soggetto ci penserà bene se richiedere tanta banda o accontentarsi di 2/3 mgbit per fare solo un canale, auguriamoci almeno fatto bene. Va eliminata la riserva del terzo di frequenze, che deve trasformarsi in riserva di un terzo di programmi”, ha concluso Rossi.
IL COMMENTO
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