cronaca

Urne aperte dalle 7 alle 23, a Genova oltre 460 mila aventi diritto
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Referendum trivelle, ci siamo. Domenica prossima, 17 aprile, gli italiani sono chiamati a votare sulla proroga delle concessioni per le piattaforme che estraggono metano e petrolio entro 12 miglia marine dalle coste italiane.

Urne aperte dalle 7 alle 23, si vota nella sezione indicata sulla propria scheda elettorale. Hanno diritto di voto tutti i cittadini italiani maggiorenni. Leggi info più dettagliate sul sito del Comune di Genova.

COME SI VOTA - Basta tracciare un segno sul SI o sul NO nell'apposita scheda gialla. Si tratta di un referendum abrogativo: ci viene chiesto se vogliamo cancellare una legge che c'è già. Si tratta di quel passaggio della legge di stabilità 2015 che permette alle società petrolifere di sfruttare i pozzi di estrazione in mare oltre la naturale scadenza della concessione, fino all'esaurimento del giacimento.

QUORUM E MAGGIORANZA - Perché il referendum sia valido, è necessario che almeno il 50% più uno degli aventi diritto in tutta Italia vadano a votare. Questa quota è detta 'quorum'. A Genova, per esempio, avranno diritto di voto 461.696 cittadini, più 30.243 elettori residenti all'estero votanti per corrispondenza, complessivamente in calo rispetto alla consultazione del 2011. Se il quorum non viene raggiunto, cioè se non vanno a votare abbastanza elettori, il referendum diventa nullo ed è come se vincesse il 'no'. Le schede bianche e nulle partecipano al quorum, ma per far vincere i 'sì' ci vuole la maggioranza assoluta dei voti validi (la metà più uno).

QUALI TRIVELLE? - Nonostante i media nazionali abbiano parlato di 'trivelle', si tratta in realtà di piattaforme off-shore, ovvero strutture che estraggono gas metano, e in pochi casi petrolio, da un pozzo già perforato sul fondo del mare. La legge discussa, però, coinvolge solo quelle entro 12 miglia dalla costa (equivalenti a 22,2 chilometri). Che, su un totale di 66 giacimenti, sono 21, circa un terzo. Tutti gli altri, più lontani dal litorale, potranno comunque continuare a estrarre secondo le norme vigenti.

COSA SUCCEDERA' DOPO? - Se vince il 'no', le compagnie potranno estrarre petrolio o gas finché ne troveranno. Spazio a nuove trivellazioni? In teoria sì, ma solo se vengono autorizzate nell'ambito della stessa concessione. Se vince il 'sì', bisognerà tornare alla norma precedente. Quando scadranno le concessioni, le società dovranno fermare l'estrazione e smantellare gli impianti. 

LO SCONTRO - Dalla parte del 'sì' tutti gli ambientalisti e altri movimenti riuniti nel comitato “NoTriv”. La principale ragione di questo fronte ha a che fare con l'ambiente: fermare le piattaforme significa scommettere sulle rinnovabili e preservare il mare e la pesca dai rischi connessi alle estrazioni. Schierato per l'astensione il comitato “Ottimisti e Razionali”, composto da politici, imprenditori e giornalisti. Secondo questa corrente, uno stop alle piattaforme sarebbe inutile e controproducente in quanto i rischi ambientali sono minimi, i posti di lavoro in gioco sono molti e l'estrazione di metano riduce la dipendenza energetica dai paesi esteri.