
Anche quell'ultimo viaggio partì da Genova, come da Genova era cominciata la storia di una nave divenuta emblema di un'epoca. Varata il 16 giugno 1951 ai cantieri Ansaldo di Sestri Ponente, fu inaugurata in grande stile il 14 gennaio 1953. Un punto d'orgoglio per un Paese che voleva rinascere dalle ceneri della Seconda guerra mondiale. I numeri erano di tutto rispetto: 1241 passeggeri, 213 metri di lunghezza e quasi 30 mila tonnellate di stazza lorda. Velocità massima 26,44 nodi.
Ma l'Andrea Doria era famoso per altri motivi: l'estetica, e paradossalmente la sicurezza. Al suo interno si potevano ammirare opere di Lucio Fontana, Fausto Melotti, Emanuele Luzzati, la scultura di Giovanni Paganin raffigurante l'ammiraglio genovese da cui prendeva il nome. Anche gli standard costruttivi erano il top dell'epoca per garantire stabilità e resistenza. Purtroppo non servirono a evitare il disastro quando la punta della Stockhlom sfondò la murata a quasi 90 gradi per un'altezza di 12 metri. La falla che si aprì fu enorme. La nave imbarcò acqua e scomparve in mare dopo aver evacuato tutti i passeggeri. Provvidenziale furono i soccorsi prestati dall'Ile de France.
Da allora l'Andrea Doria è entrata nel mito, forse ancor più di quanto non fosse in vita. Film, romanzi e centinaia di congetture sull'incidente hanno contribuito a renderla immortale. La gloriosa carriera del capitano Calamai, invece, finì in quelle nebbie notturne dell'Oceano Atlantico. E sul fondale giace ancora il relitto, meta di continue e pericolose immersioni alla ricerca dei suoi tesori.
IL COMMENTO
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