
Ma Villaggio passa anche sulle tavole del palcoscenico dello Stabile di Ivo Chiesa e Luigi Squarzina, fa teatro di avanguardia, finché vola a Roma per esplodere letteralmente nello show del pomeriggio di festa “Quelli della domenica” con il personaggio crudele e disorganico del professor Kranz che si fa precedere dal grido: “Chi viene a foi atesso?” ripetuto all’esasperazione. Il prestigiatore che fa scomparire e non riapparire, che taglia cravatte e non riesce mai a ricucirle.
Infile la eterna stagione del cinema dei “Fantozzi” che hanno fatto soltanto pienoni alla cassa, tradotti anche in successi letterari.
Un anarchico a suo modo, pur nel mantenimento ferreo della sua genovesità rigorosa, un migrante dello spettacolo che con Genova ha tenuto sempre saldi i legami e soprattutto con i suoi compagni famosi del liceo D’Oria: dal supermanager della Fiat Paolo Fresco a Fabrizio de André (che però era allievo del Colombo), dall’archistar Renzo Piano al regista Giuliano Montaldo.
Villaggio anarchico è sempre rimasto un perfezionista, maniacale nella preparazione e nelle sue apparizioni e nei suoi contributi da scrittore.
Lascia nostalgia e simpatia in una città che lo ha sempre ricordato e amato anche se lontano. Una Genova che con lui è stata raccontata come una isola molto comica ma mai macchiettistica. Cioè una città nonostante tutto e tutti con un aplomb incancellabile.
IL COMMENTO
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