
Il fascicolo era nell'archivio di Stato a Genova fino al 2016, anno in cui è stato deciso il trasferimento in Lombardia. Non si sa, però, se gli atti non siano mai arrivati o se siano spariti una volta giunti lì. Fatto sta che la procura genovese non lo ha fisicamente trovato dove avrebbe dovuto essere. In questi mesi gli investigatori hanno sentito una serie di persone per tracciare il percorso dei documenti senza però trovare elementi utili per ritrovarli.
"Sono in piedi tutte le ipotesi - spiega il procuratore capo Cozzi - dalle più banali a quelle più preoccupanti. Io per ora mi limito ai dati oggettivi e cioè che quel fascicolo non è nel posto in cui dovrebbe essere e non si sa che fine abbia fatto". Anche l'ultima commissione parlamentare d'inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro aveva chiesto gli atti alla procura generale di Genova e aveva scritto nella relazione dell'impossibilità di reperire il fascicolo. L'inchiesta sull'irruzione, affidata al sostituto procuratore Federico Manotti, era nata dopo l'esposto di Luigi Grasso, ricercatore universitario che nel 1979 venne accusato di terrorismo e negli anni successivi completamente prosciolto.
"Quello di Dura è stato un omicidio volontario, venne ucciso con un solo colpo alla nuca", aveva scritto nella denuncia Grasso. Il ricercatore aveva deciso di presentare l'esposto dopo una ricerca personale negli archivi giudiziari. In quegli atti c'è la ricostruzione dei fatti spiegata da Michele Riccio, il capitano che guidò l'assalto, uomo di fiducia del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa al quale era stato affidato il compito di condurre la battaglia contro le Br. Dalla lettura di quei fatti Grasso era arrivato alla conclusione che l'uccisione del brigatista Riccardo Dura sarebbe stata un omicidio volontario.
IL COMMENTO
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