
“Caro Ministro, anche io penso che l’Italia debba cambiare profondamente, nei prossimi anni, il proprio modello di sviluppo, puntando molto di più sul turismo, la logistica, la ricerca e la tecnologia, la cultura, le produzioni di qualità, l’agricoltura”, inizia così il suo post su Facebook accompagnato da un selfie. “Ma questo non vuol dire che oggi possiamo permetterci di mettere a rischio il futuro dell’Ilva. Su questa azienda si è sbagliato molto nel passato, un nuovo errore potrebbe essere fatale. La chiusura di Ilva sarebbe un disastro per tutti: per i cittadini chiamati a pagarne le spese (almeno 2,5 miliardi di euro nelle prossime finanziarie) per i lavoratori (almeno 15mila in cassa integrazione e molte migliaia lasciate a casa dall’indotto) per il paese, la seconda potenza manifatturiera del continente e la settima del mondo, costretta a dipendere per l’acciaio necessario alla sua industria da altri stati: Cina, India, Usa o nella migliore delle ipotesi dalla Germania. E in un’epoca di dazi e guerre commerciali non sembra una buona idea. Quindi basta incertezze: si migliori quel che si può nella trattativa in corso e si proceda a far ripartire a pieno ritmo l’azienda, da cui dipende un punto percentuale della crescita (già scarsa) del nostro Paese. Ogni altra ipotesi, ancorché suggestiva, rischia di costare davvero cara a tutta l’Italia”.
IL COMMENTO
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