
"L'iscrizione all'anagrafe di bambine e bambini di coppie omogenitoriali è un gesto di civiltà e assicura ai figli di coppie di madri o di padri pari tutela e dignità", affermano. "La legge 40/2004 all'art. 8 riconosce infatti come genitori del bambino nato con tecniche di procreazione medicalmente assistita (pma) la coppia firmataria del consenso informato - dichiara De Ferrari -: questa norma in Italia si applica per le coppie di sesso opposto anche non coniugate e dunque non c'è ragione per cui siano escluse quelle dello stesso sesso, come peraltro riaffermato dai giudici di Genova in una loro recente sentenza e, prima di loro, dai giudici di altre città, come testimoniato dalle sentenze di Pistoia e di Bologna dello scorso luglio".
"Combinando la legge 40 con la legge Cirinnà, che equipara le coppie eterosessuali a quelle omosessuali - aggiunge -, è consentito ai Comuni il riconoscimento dei figli delle coppie omogenitoriali, anche se esiste ancora una sorta di limbo giuridico, restando da colmare un vuoto normativo della stessa legge 40".
IL COMMENTO
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