
I militari del comando provinciale della guardia di Finanza di Genova hanno stroncato un gruppo di criminali organizzati dediti al traffico e gestione di droga dal Sudamerica all'Italia. Un'operazione di narco-traffico che ha portato al sequestro di oltre 360 kg di materiale stupefacente che sarebbe poi stato messo sul mercato.
Il sequestro della droga è avvenuto in porto a Genova. Lo scalo, come sottolineano da tempo le forze di polizia, si conferma un punto strategico per il traffico di stupefacente. Dal novembre scorso questo è il quinto sequestro di quantitativi ingenti di droga compiuto in porto. A inizio luglio era avvenuto un sequestro di 500 kg di cocaina e altri 100 kg erano stati scoperti nel giugno scorso. Nel gennaio di quest'anno vennero tolti dal mercato 2 tonnellate di 'polvere bianca' e a novembre scorso 270 kg di eroina.
- L'OPERAZIONE: E' scattata il 16 luglio l'operazione "Buon vento genovese". Un'indagine durata alcuni mesi e caratterizzata dalla stretta collaborazione internazionale tra la Dea statunitense, ma anche al supporto delle polizie francesi, spagnola e di quella colombiana. Organizzatore e finanziatore del traffico era Antonio Alvaro, 39 anni, minore di cinque fratelli tutti appartenenti alla cosca malavitosa Alvaro di Sinopoli. L'uomo era stato localizzato questa primavera a Bogotà (Colombia) grazie alla collaborazione della Dea mentre contrattava l'acquisto di un ingente quantitativo di cocaina da far arrivare in Italia, possibilmente a Genova.
Alvaro aveva attivato i contatti per il trasporto della droga tramite un veliero non sapendo di aver a che fare in realtà con agenti sotto copertura mentre lo stupefacente veniva sequestrato a Bogotà dalla polizia colombiana. Anche il pagamento del trasporto, avvenuto in due tranche a Sanremo ad aprile e poi a Genova all'arrivo della merce è stato consegnato in realtà a altri agenti sotto copertura. Oltre ad Antonio Alvaro sono stati arrestati due suoi uomini di fiducia e un terzo è ricercato: si tratta di Filippo Ierinò e Rodolfo Militano mentre Domenico Romeo, ritenuto dagli investigatori il contabile della 'ndrina, è riuscito a fuggire
IL COMMENTO
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