
“Alla Regione riconosciamo di averci dato i fondi per pulire e sistemare un tratto in sponda destra del torrente, ma servono altri soldi altrimenti in caso di alluvione entra l’acqua in casa laggiù” racconta, l’indice puntato verso due case che si vedono dal ponte senza nome all’inizio della statale 225, ponte ricostruito nel 2013 dopo il crollo del precedente, che uccise due uomini, a due passi dalla collina di fronte che si sgretola e che l’anno dopo, nel 2014, uccise altre due persone seppellite da una frana che si abbattè sulla loro casa (la strada è ancora chiusa).
“La Regione, ma badi bene, i tecnici, non i politici - spiega schietto Casaretto - hanno ridisegnato i colori delle zone a rischio del Comune e pensi che succedono paradossi come questo: la scuola che prima era in zona gialla e quindi veniva usata addirittura come centro di raccolta per i residenti in caso di allerta rossa o emergenza, ora è stata riclassificata come zona marrone e quindi ad alto rischio, da evacuare, altro che centro di raccolta... Ma io so che qui l’acqua non c’è mai arrivata se non una volta ma per i tombini tappati”.
La nuova mappatura ha talmente sconvolto le zone che Confindustria ha realizzato, di tasca propria, un contro studio per confutare le tesi della Regione: “Qui siamo tantissime aziende, tutte vicine al fiume, e vogliamo essere in sicurezza ma in modo sensato” spiega Luigi Attanasio, qui in veste non di presidente della Camera di Commercio di Genova ma di presidente della Spiga Nord, una delle tre aziende al mondo che producono glicerina. “Speriamo che la politica si renda conto dell’importanza di questa valle e che ci aiuti, anche sul fronte della viabilità, sonando il tunnel della Valfontanabuona...”.
IL COMMENTO
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