
La lettera è anche un nuovo esposto a Consob e Banca d'Italia e viene inviata per conoscenza anche a Malacalza Investimenti e agli stessi Corti e De Fecondo. E' "doveroso", segnala Corneli, che "l'incontro sia aperto non solo alla partecipazione del signor De Fecondo ma anche della scrivente e del signor Corti, al fine di confrontarsi con azionisti, variamente diversificati, nel merito e secondo modalità trasparenti e imparziali". Corneli ricorda che a inizio mese aveva chiesto un incontro a Banca Carige, Fitd, Fvi e Ccb, per manifestare proposte correttive al piano già approvato, ma che i commissari anche a nome di Fitd, Fvi e Ccb avevano risposto di essere obbligati a eseguire il piano come approvato in assemblea e che quindi non vi sarebbe stato nulla da discutere. La piccola azionista oltre ai precedenti esposti già inviati sulla vicenda questa estate ha presentato un ricorso sul commissariamento di Carige deciso da Bce a inizio anno.
NUOVO ESPOSTO A CONSOB - Intanto arriva un nuovo esposto del piccolo socio Carige Franco Corti a Consob, Bce e Bankitalia sull'assemblea della banca ligure che il 20 settembre ha approvato l'aumento di capitale, legato al riassetto con Fitd-Ccb. A valle della pubblicazione del verbale dell'assemblea Corti (0,31% di deleghe in assemblea) torna a sollecitare verifiche sulla raccolta delle deleghe da parte di Computershare: Su 20.289 aventi diritto al voto, 16.517 votanti erano rappresentati dal rappresentante designato da Carige, dato che per Corti è non "semplicemente insolito, ma strabiliante e incredibile". Chiedendo se non vi sia stata una "illegittima raccolta, da parte di un soggetto non autorizzato di deleghe poi fatte pervenire via fax a Computershare", Corti segnala che "ove tali voti venissero ritenuti invalidi perche' illecitamente sollecitati, la maggioranza prevista dalla legge (due terzi dei votanti) per l'approvazione dell'aumento di capitale verrebbe meno con ogni conseguenza". Senza le deleghe in questione, sostiene, i voti favorevoli in assemblea sarebbero stati meno del 60%.
IL COMMENTO
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