
Il lavoro è cresciuto in una regione che, costretta in casa, si è riscoperta panificatrice. "Come mulino abbiamo un limite produttivo, ma effettivamente abbiamo registrato da inizio emergenza un incremento nella produzione del 30-40%", ha raccontato all'agenzia Agi il titolare Diego Assandri che, insieme a suo padre Rinaldo, così come hanno fatto suo nonno e i suoi avi, macina il grano locale. "Un mulino a pietra come il nostro può schiacciare 1 quintale di grano all'ora: siamo passati dal lavorare 6-7 ore al giorno a 9-10 ore". Diego e suo padre si occupano anche della fornitura delle farine. "Due volte a settimana facciamo le consegne porta a porta a Genova e a Savona, ma solo perché in pochi giorni ci hanno sommerso di telefonate e mail di richieste. Siamo arrivati a 50-60 consegne al giorno nei due dedicati alla distribuzione".
Il mestiere del mugnaio, sottolinea uno degli ultimi eredi della professione, "è morto 50 anni fa, con l'esplosione della tecnologia e dei mulini a cilindro: la maggior parte, anzi, il 99% delle farine che si comprano in giro è cilindrata, non macinata con lentezza come avviene nei mulini 'puri' a pietra". Il mulino del Sassello macina grano, farro e segale a km zero. "I cereali sono coltivati nei nostri campi a cavallo tra Liguria e Piemonte, a poca distanza dal mulino". Ma riuscirà questo piccolo mulino a soddisfare la fame di farina di una clientela sempre più ampia? "Dovremmo imparare a dire dei no. In fondo, siamo liguri", conclude scherzando il proprietario dello storico impianto.
IL COMMENTO
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