
"Abbiamo avuto tempo e modo di pensare al cambiamento: meno traffico, smog e rumore, più piste ciclabili e aree verdi" scrive Legambiente in una nota su Facebook. Pur essendo una condizione di eccezionale gravità - nonché condensata nel tempo - gli esperti incoraggiano una revisione dei collegamenti verso una mobilità più 'green'. L'inizio della Fase 2, prevista il prossimo 4 maggio, farà da spartiacque tra il periodo più acuto della pandemia e quello più mitigato. Sempre che la curva dei contagi non riprenda a salire. L'ecosistema, ora in lenta ripresa, potrebbe essere compromesso da un ritorno alla 'normalità' poco responsabile e tutt'altro che lungimirante.
"Premesso che l'emergenza sanitaria non finirà in pochi giorni, garantire il benessere collettivo incentivando lo spostamento a piedi, gioverà alla nostra salute" proseguono i rappresentanti di Legambiente. Dello stesso avviso è Maurizio Fieschi, esperto di sostenibilità: "Ragioniamo sempre in termini di crescita e ci illudiamo di risolvere ogni problema con la tecnologia e la scienza, ma non ci stiamo interrogando veramente su quali bisogni si può permettere l’intera popolazione mondiale. L’unico modo di affrontare efficacemente la sfida di uno sviluppo sostenibile è di ripensare radicalmente gli stili di vita" ha dichiarato oggi in una intervista ad Adnkronos.
Per riaprire in chiave sostenibile serviranno tecnologie di 'sharing mobility' come autovetture e scooter elettrici, bici, e-bike, monopattini. Oltre a un aumento dei mezzi pubblici a basso impatto ambientale, corsie preferenziali per gli autobus, nuovi percorsi pedonali e tutto ciò che può accrescere la mobilità alternativa. L'isolamento domiciliare ha poi messo alla prova l'efficacia del lavoro da casa (o 'smart working' per usare le parole del premier Conte). Una soluzione considerata alienante da alcuni, utile per limitare costi e consumi delle aziende da altri. Quello energetico è infatti un altro aspetto da non tralasciare nello studio di un 'pacchetto' ecosostenibile per rilanciare le città.
Il Coronavirus non lascerà dietro di sé solo le riflessioni sul sistema sanitario e sulla gestione delle emergenze. Gli italiani erediteranno anche una pesante crisi economica con cui dovranno - direttamente o indirettamente - fare i conti. Nel frattempo sono già molti gli enti provinciali che immaginano di ridisegnare gli spazi cittadini, tra investimenti mirati e riqualificazione di aree a cielo aperto. La Liguria dovrà fare i conti non solo con un tipo di urbanistica certamente diversa da quella milanese o torinese, ma anche con difficoltà, restrizioni e costi che ognuno dovrà sostenere per tornare alla vita di prima.
IL COMMENTO
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