
Il 6 ottobre scorso anche il Consiglio dei ministri ha accolto le sollecitazioni, in particolare dell’Associazione nazionale sul tumore al seno metastatico “Noi ci siamo” MBC Italia e “Europa Donna Italia” e ha istituito la Giornata nazionale, per tenere alta l’attenzione sull’importanza della prevenzione quale strumento principale contro la lotta al tumore al seno e per dimostrare vicinanza alle donne colpite da questa malattia, circa 37mila in Italia.
"In Liguria – sottolinea il professor Paolo Pronzato, coordinatore del Dipartimento interaziendale regionale oncoematologico - circa 1.000 pazienti sono sottoposte a trattamenti per un tumore mammario metastatico che, nella maggior parte dei casi, possono ricevere questi trattamenti in day hospital (o anche al domicilio) proseguendo le loro attività familiari e lavorative. Solo una minoranza delle pazienti con tumore della mammella va incontro a metastasi (localizzazioni del tumore in altri organi). Il tumore della mammella guarisce in oltre l’80% dei casi, questo grazie alla diagnosi precoce e a interventi chirurgici e medici tempestivi, oltre che a un corretto stile di vita, accompagnato da una dieta mediterranea e da attività fisica".
Le pazienti con tumore al seno metastatico, rispetto al passato, hanno notevoli possibilità di vedere cronicizzata la loro malattia: per ottenere i notevoli risultati che oggi si osservano occorre, ad esempio, una caratterizzazione del tumore con appropriate indagini di medicina molecolare, effettuata presso le cinque Breast Unit liguri, tra cui quella del Policlinico San Martino. A seconda del tipo di tumore, in questi centri senologici specializzati, presenti su tutto il territorio, vengono erogate le diverse terapie che le ricerche più recenti hanno reso disponibili.
I risultati ottenuti in questo campo sono legati ai farmaci innovativi e alla assistenza continuativa di team specializzati (oncologi, radioterapisti, psicologi, farmacisti, infermieri), al collegamento con la rete di cure palliative domiciliari, alla considerazione da riservare a pazienti particolarmente fragili, per età o condizioni socio-economiche.
"In questo periodo legato all’emergenza Covid-19 – continua Pronzato - la preoccupazione principale degli oncologi è stata quella di proteggere queste pazienti dal contagio, potenzialmente più rischioso per loro e, allo stesso tempo, proseguire in sicurezza le cure salvavita. I day-hospital oncologici hanno proseguito nella loro attività, seppur con alcune limitazioni legate alla pandemia, e le pazienti, con qualche difficoltà e precauzione in più – conclude Pronzato - hanno potuto proseguire le terapie che prolungano la loro vita e ne migliorano la qualità".
IL COMMENTO
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