
"La gente deve lavorare, chiede di lavorare, perché è un diritto e non si può più andare avanti così, altrimenti scoppia la rivoluzione". A parlare è il titolare di un negozio di alimentari, uno dei manifestanti che hanno invaso il ponte viario sul fiume Roya, a Ventimiglia. "Conte, Conte, figlio di...", il coro che fa da sottofondo al corteo, quest'ultimo improvvisato con un tam tam sui social. "Siamo qui per fare valere i nostri diritti e per dire a questo Stato che più che di Covid, moriremo di fame, se la situazione continua di questo passo. Chiudere alle 18 i ristoranti significa condannarli a morte", aggiunge.
Sul posto è intervenuto il sindaco Gaetano Scullino, che i manifestanti hanno chiesto di incontrare. Per strada sono scesi anche molti titolari di attività commerciali, soprattutto legate alla ristorazione, già danneggiate per altro dall'alluvione del 2 ottobre scorso. "Tengo aperto fino a mezzanotte o all'una e multe non ne piglio", grida al sindaco uno dei manifestanti. "La mia famiglia chi me la mantiene? Tu o quel pezzo di m... di Conte?".
IL COMMENTO
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