
"La cura dei terreni ai fini di autoproduzione, anche personale e non commerciale, integra - riferisce la Coldiretti - il presupposto delle esigenze lavorative, contemplato per le zone arancioni e rosse. Quindi - prosegue la Coldiretti - la coltivazione del terreno per uso agricolo e l’attività diretta alla produzione per autoconsumo (quale ad esempio quella di raccolta delle olive, conferimento al frantoio e successiva spremitura) sono consentite, a condizione che il soggetto interessato attesti, con autodichiarazione completa di tutte le necessarie indicazioni per la relativa verifica, il possesso di tale superficie agricola produttiva e che essa sia effettivamente adibita ai predetti fini, con indicazione del percorso più breve per il raggiungimento del sito".
"Una precisazione importante che risponde alle sollecitazioni in regioni dove la raccolta dell’olive è particolarmente rilevante come Calabria, Puglia, Toscana, Liguria, Sicilia, Basilicata, Abruzzo. Si tratta infatti di garantire lo svolgimento di una attività gratificante e utile che deve seguire necessariamente l’andamento delle stagioni per non far perdere le colture nei campi. Accanto a chi esprime la propria passione in orti e giardini ci sono anche molti italiani che non si accontentano e coltivano almeno un ettaro di terreno a uso familiare" spiega Coldiretti .
"Si tratta - aggiunge - in larga maggioranza di famiglie che hanno ereditato aziende o pezzi di terreno da genitori e parenti dei quali hanno voluto mantenere la proprietà per esercitarsi nel ruolo di coltivatori e allevatori, piuttosto che venderli come accadeva spesso nel passato. Ma ci sono anche tanti che hanno acquistato terreni o piccole aziende agricole anche in aree svantaggiate per ristrutturarle e avviare piccole attività produttive, dall’olio al vino, dall’allevamento delle galline a quello dei cavalli".
"Una attività che viene incentivata anche in molte città con 174 milioni di metri quadrati di orti urbani, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat. Se in passato erano soprattutto i più anziani a dedicarsi alla coltivazione dell’orto, memori spesso di un tempo vissuto in campagna, adesso - sottolinea la Coldiretti - la passione si sta diffondendo anche tra i più giovani e tra persone completamente a digiuno delle tecniche di coltivazione".
Un bisogno di conoscenza che è stato colmato con il passaparola e con le pubblicazioni specializzate, ma che ora ha favorito la nascita della nuova figura del tutor dell’orto che la rete degli orti urbani di Campagna Amica mette a disposizione. "Investire sulla cultura dell’orto significa impegnarsi in una capillare azione di educazione alimentare per sensibilizzare i cittadini nei confronti della stagionalità delle produzioni, del rispetto ambientale e delle reali caratteristiche del cibo che si porta in tavola", ha affermato il direttore di 'Campagna Amica' Carmelo Troccoli nel sottolineare che "si tratta di un bisogno di conoscenza sempre più sentito nelle città".
IL COMMENTO
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