
"Non capiamo come il divieto d'asporto per i bar possa influenzare o meno l'andamento dei contagi", è il commento a caldo di Alessandro Cavo, presidente di Fipe Confcommercio Liguria. L'idea di questo provvedimento è nata lo scorso weekend, dopo che si erano verificati alcuni assembramenti di giovani nelle piazze di diverse località italiane, ma non nella nostra regione. "Ma non sono di certo i bar i responsabili degli assembramenti né coloro che possono vigilare sulle piazze: adesso quel poco che riuscivamo a guadagnare ci viene ancora limitato, torniamo ancora una volta delle rosticcerie".
Per non parlare dei ristori che non bastano e che in molti casi sono in ritardo. "La stima che avevamo fatto è di circa 50 mila imprese chiuse a livello italiano, ma probabilmente molte altre hanno già chiuso così come temiamo tantissimo lo sblocco dei licenziamenti, le nostre previsioni sono addirittura che si possa ridurre del 30% il personale, più di 300 mila persone che potrebbero perdere il lavoro", ha detto Cavo. Uno scenario drammatico.
Anche per questo sui social è stata lanciata una protesta con l'hashtag #ioapro: alcuni locali hanno deciso di aprire nonostante i divieti a cena e l'idea è di continuare anche nei giorni successivi."Non aderiamo a questa manifestazione perché non diremmo mai ai nostri associati di compiere qualcosa contro la legalità", commenta a Primocanale il presidente di Fipe Confcommercio Liguria. "Avere degli avventori in questa situazione poi è ancora più difficile, oltre che in caso di una curva in salita dei contagi non si esiterebbe un minuto a puntare il dito contro l'intera categoria, quindi non condividiamo l'iniziativa".
IL COMMENTO
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