Cronaca

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"La legge sul testamento biologico proposta dal governo Berlusconi è scritta male, lede la libertà dei cittadini ed è inapplicabile. Figuratevi un po' se ogni notaio italiano nella sua vita facesse in media 85.000 atti gratuiti". Il professore di chirurgia e senatore del Pd Ignazio Marino (nella foto), a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico dell' ateneo cittadino torna a criticare la bozza della maggioranza sul trattamento di fine vita. "La legge - sottolinea Marino - ha trovato difficoltà già nella prima commissione al Senato e prima di un possibile referendum sono certo dell'intervento della Corte Costituzionale". "Testamento biologico significa libertà di scelta, di terapia, non obblighi - spiega Marino - se una persona può scegliere quando è cosciente, perché non può farlo quando non é più in grado di farlo se lo ha chiesto prima?". "L'accanimento terapeutico - sostiene il senatore del Pd - non può essere definito per legge. Se avessi operato un mio paziente di Pittsburgh, che necessitava di un rischiosissimo trapianto multiplo, le possibilità di sopravvivenza sarebbero state purtroppo scarse. Scegliendo di non farsi operare ha almeno potuto vedere la laurea della figlia. Pensate se fosse stato obbligato alle cure". "Io - conclude Marino - non sono per il fare all'italiana, le soluzioni fuori dalle regole, come ad esempio portare i pazienti terminali a casa. Ho deciso di fare politica proprio per mettere delle regole".