Mai come in questa campagna elettorale la città non politica si sta schierando. Forse per la prima volta da quando scese in campo l'imprenditore Silvio Berlusconi, il mondo economico genovese annusa i nuovi candidati, tutte facce non usate, saggia le loro potenzialità, apre e frequenta salotti di amici dove questi candidati sono invitati, per capire.
Curioso fenomeno che coincide con un altro segnale fortissimo: il passaggio in secondo piano (o in terzo, in quarto) dei partiti, i vecchi malconci partiti della seconda repubblica che franno posto alle liste civiche di riferimento.
I candidati, infatti, con i loro supporter, stanno generando per gemmazione liste civiche accalappia popolo che devono avere caratteristiche diverse a seconda degli obbiettivi che si pongono.
Liste per potenziali moderati fatte da personaggi assolutamente indipendenti che mai hanno avuto rapporti con i partiti, sia di sinistra che di destra. Liste nazional-popolari che cercheranno di raccogliere uomini mobili, cioè che a volte sono stati a destra altre al centro o un po' a sinistra e che seguono soprattutto gli eventi del momento. Liste decisamente radicate nei quartieri, caratterizzate da battaglie di territorio: ospedali chiusi, gronde e tunnel, cementificazioni e danneggiamenti, categorie a rischio di privilegi, fedi e confessioni.
Allora scomparendo i simboli dei partiti, fiamme, falci, soli, bandiere, croci, anche gli imprenditori e i finanzieri della città, possono fare il tifo.
Lobbies? Probabilmente sì e non c'è niente di male.
Ma ha ragione il magistrato-sindaco Adriano Sansa nell'intervista a Primocanale. Tutto va bene purché le lobbies non diventino clientele e le clientele vengano lasciate fuori dalle porte di Palazzo Tursi.
Politica
Candidati, i genovesi scoprono il tifo e le liste civiche
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