
"Penso sia il momento di dire che bisogna cambiare la direzione dell'agenda di politica economica in Europa. In Europa è maturo un ragionamento vero e non finto sulla crescita" ha sottolineato il ministro, evidenziando che il problema da porsi è ora "come si fa a far crescere l'Europa che non cresce da 15-20 anni". Con l'attuale sistema di vincoli, bisogna "cominciare a ragionare su cosa vuol dire generare crescita".
Nel 2014 l'Europa "avrà una crescita positiva in tutti o quasi i paesi membri. Si tratta di "un fatto importante", ha evidenziato il ministro, perché negli ultimi due anni il vecchio continente "ha vissuto con la recessione e i costi sono danni permanenti molto difficili da recuperare".
Ora "si può continuare così, con la sopravvivenza e il tiriamo a campare, in un contesto di condizioni monetarie che può risultare rischioso, oppure può essere l'inizio di un nuovo sentiero di crescita. Da tecnico - ha insistito - mi piacerebbe pensare che nei prossimi mesi si possa verificare un break strutturale positivo per crescita ed occupazione". "La differenza tra questi due scenari - ha concluso - è la politica, il modo in cui politica europea affronta la questione", in modo serio, "non ideologico" e "non in termini di proclami".
IL COMMENTO
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