
Spazzate le polemiche, Fi, Lega e PD danno parere favorevole alle garanzie che il ddl aveva in un primo momento cancellato. Per il M5S è "un voto da brividi, uno sfregio al dialogo coi cittadini perché reintrodotte senza neanche sapere le modalità di elezione". Anche la Boschi, inizialmente contraria, ha lasciato correre. Il "no" è arrivato anche da Sel e dai fuoriusciti del M5S.
Il Governo, intanto, spinge per abbreviare i tempi: entro il 9 luglio i capigruppo vogliono a Palazzo Madama il ddl su Senato e riforma del Titolo V.
Resta aperto il fronte del dialogo tra Renzi e i cinque stelle per la legge elettorale, con quattro limiti invalicabili posti dal premier: certezza del vincitore, niente alleanze-inciuci dopo il voto, no a collegi troppo grandi e al complicato meccanismo della preferenza negativa. Preme ancora Fi per approvare l'Italicum così come uscito dall'accordo Renzi-Berlusconi.
IL COMMENTO
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