
LA VICENDA - Nel 2013 la procura di Genova ha iniziato le indagini sul fallimento della Chil Post, società di distribuzione di giornali. La società è stata intestata tra il 1999 e il 2004 a Matteo Renzi e alle sue sorelle, mentre nel periodo successivo direttamente al padre del Premier, Tiziano. Nel 2010 la Chil Post che ormai era poco più che una scatola vuota avviata verso il fallimento, è stata ceduta a Gianfranco Massone, un venditore ambulante ligure.
L'AVVISO DI GARANZIA - Lo scorso 19 settembre, il procuratore aggiunto Nicola Piacente e il sostituto procuratore Marco Airoldi hanno chiesto la proroga delle indagini. Con essa sono scattati contestualmente gli avvisi di garanzia per Tiziano Renzi, Gianfranco Massone e Antonello Gabelli, quest'ultimo ex amministratore della Chil Post. Il capo d'accusa è di bancarotta fraudolenta.
IL FINANZIAMENTO - Nei giorni successivi all'avviso di garanzia, era emerso che il principale creditore della Chil Post fosse il Credito Cooperativo di Pontassieve, paese adottivo di Matteo Renzi e istituto nel quale siede un amico d'infanzia del premier, Matteo Spannò. La banca avrebbe erogato un prestito da 500mila euro alla Chil post senza ipoteche. Il mancato rientro da questo finanziamento sarebbe uno degli elementi che ha portato al capo d'accusa di bancarotta fraudolenta.
IL COMMENTO
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