
La Francia invece non è salva ma per ora se la cava, anche se a caro prezzo: strappa due anni in più per riportare il deficit sotto il 3%, ma la Commissione le mette degli obiettivi rigidissimi che monitorerà ogni due mesi, e si tiene pronta a sanzioni in ogni momento.
L'Italia passa l'atteso esame Ue quasi a pieni voti. Ma Matteo Renzi evita trionfalismi e chiede di accelerare sulle riforme. "Siamo soddisfatti, il riconoscimento della corretta impostazione che abbiamo dato alle finanze pubbliche è un risultato importante soprattutto perché solo pochi mesi fa non era per nulla scontato", dice il ministro Pier Carlo Padoan, che evidenzia il riconoscimento "soprattutto delle riforme strutturali attuate dal Governo italiano".
La Commissione riconosce che lo sforzo di bilancio previsto per il 2015 (0,25%) è "sufficiente" e anche i progressi sulle riforme bastano a convincere del loro impatto positivo sui conti. Nel valutare l'Italia, ha spiegato il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, si sono tenuti in considerazione i "fattori rilevanti", come previsto dalla nuova flessibilità. Sono rilevanti "le attuali condizioni economiche sfavorevoli caratterizzate da bassa crescita nominale" e le riforme.
Nonostante i progressi però, l'Italia resta tra i 5 Paesi su 28 con squilibri macroeconomici considerati "eccessivi". "Resta nella categoria dove si trova dal 2014", ha sottolineato Moscovici ricordando che, così come per Belgio e Francia, è cruciale l'attuazione delle riforme.
Sulla Francia la Commissione trova una formula che non è né una bocciatura, né una promozione. Mini richiamo anche alla Germania per "investimenti insufficienti" e che peggiora la sua posizione scendendo di un gradino la procedura per squilibri. Ma "nessun piano correttivo è stato chiesto", precisa Moscovici che la considera un "importante motore dell'economia Ue". La Ue è certa che la correzione del surplus rientrerà nel piano di riforme di maggio.
IL COMMENTO
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