
La prima inchiesta fu archiviata. La nuova fu riaperta la scorsa primavera dopo la trasmissione a Bologna di nuovi documenti, in particolare appunti dell'ex segretario del ministro, Luciano Zocchi. A quanto si apprende è stato notificato un atto a Scajola e De Gennaro, oltre che ai familiari del giuslavorista, assistiti dall'avv. Guido Magnisi, in cui si chiede a una sezione speciale del tribunale di Bologna di interrogarli per sapere se intendono o meno avvalersi della prescrizione. L'inchiesta è del Pm Antonello Gustapane.
IL REATO CONTESTATO - Cooperazione colposa in omicidio colposo. E' questo il reato contestato dalla Procura di Bologna a Claudio Scajola e Giovanni De Gennaro, nell'inchiesta sulla mancata scorta a Marco Biagi. I due ne rispondono il primo in qualità di ministro dell'Interno e autorità nazionale di pubblica sicurezza dal 10 gennaio 2001, il secondo quale capo della Polizia e direttore centrale di pubblica sicurezza dal 26 maggio 2000, già vicecapo della Polizia e direttore centrale della Criminalpol dal 1994.
Scajola e De Gennaro ne rispondono "in cooperazione tra loro e nell'esercizio delle rispettive funzioni", recita il capo di imputazione, "per imprudenza e negligenza e in violazione degli articoli 1, 2, 5 e 24 della legge 121 del 1981 (ordinamento dell'amministrazione di pubblica sicurezza, ndr) e delle circolari ministeriali vigenti in materia di misure di protezione".
LE OMISSIONI CONTESTATE - Nell'indagine sulla mancata scorta a Marco Biagi, a Scajola e De Gennaro sono contestate dal Procuratore di Bologna Roberto Alfonso e dal Pm Antonello Gustapane una serie di omissioni, a partire dal 3 ottobre 2001, quando fu presentato il 'libro bianco' sulle condizioni del lavoro in Italia. Per gli inquirenti "omettevano di adottare direttamente o di far adottare dagli organi a loro sottoposti in favore del prof. Biagi misure idonee a proteggerne l'incolumità dall'elevato rischio di subire attentati".
L'INCHIESTA BIS - Dopo l'archiviazione nel 2004 dell'inchiesta sulla revoca della scorta, con indagati l'allora direttore dell'Ucigos, Carlo De Stefano, il suo vice Stefano Berrettoni, il questore di Bologna Romano Argenio e il prefetto Sergio Iovino, l'inchiesta bis è nata con l'obiettivo di approfondire le responsabilità di chi, dopo la revoca nel 2001, non dispose misure di tutela.
I Pm infatti elencano per Scajola e De Gennaro omissioni, "poste in essere in violazione dei doveri su di loro incombenti per le pubbliche funzioni rispettivamente svolte, pur essendo il prof. Marco Biagi sempre più noto nel dibattito politico-sindacale quale consulente del ministro del Welfare; e già ampiamente conosciuto dall'amministrazione della Pubblica sicurezza", proprio per essere già stato sottoposto a misure di protezione.
Ad esempio non considerarono "l'elevatissima probabilità" che Biagi, diventato il principale consulente tecnico-giuridico del ministero nell'elaborazione di politiche di riforma del mercato del lavoro e delle relazioni sindacali, "duramente contestate dalle forze democratiche di opposizione e bollate come 'neocorporative' dalle forze estremistiche di sinistra", fosse divenuto, a partire dalla pubblicazione del cosiddetto Libro Bianco, "l'obiettivo principale delle Br-PCC (che Scajola e De Gennaro sapevano essere in parte ancora in libertà, anche dopo la commissione dell'omicidio del prof. Massimo D'Antona)".
Inoltre hanno omesso di considerare le analisi sull'eversione di matrice brigatista dal Dipartimento di pubblica sicurezza "che paventavano azioni aggressive anche omicidiarie da parte delle Br-PCC" e di altri gruppi, sulla scia dell'azione contro il professor D'Antona, nei confronti di esponenti di settori politico-economici più impegnati in progetti di riforme istituzionali, nella mediazione tra le parti sociali. Né considerarono, tra l'altro, le numerose analisi sviluppate dal Sisde con documenti che "giungevano a preconizzare ne solco dell'azione D'Antona", "azioni dimostrative o di attacco anche grave, ad obiettivi 'simbolo' o a persone che non beneficiano di misure di protezione".
Inoltre, dopo aver ricevuto il rapporto del Sisde del 26 febbraio 2012, in particolare De Gennaro non fece diffondere tra le Digos i contenuti del rapporto, così da non permettere alle autorità di pubblica sicurezza di analizzare il rischio di attentati terroristici; e Scajola omise, per i Pm, di sollecitare il Sisde e la direzione centrale della polizia di prevenzione a fare approfondimenti diretti a individuare a fini preventivi e investigativi i possibili obiettivi del terrorismo brigatista.
IL LEGALE DI SCAJOLA - "Non abbiamo ricevuto carte, nessun avviso. Quindi non so assolutamente nulla". Lo ha detto Marco Mangia, legale imperiese dell'ex ministro dell'Interno Marco Scajola. "Si trova a Villa Ninina - ha detto l'avv. Mangia -. E' sottoposto a obblighi di legge (nell'ambito del processo aperto a Reggio Calabria sul favoreggiamento alla latitanza del'ex deputato di Forza Italia Amedeo Matacena, ndr) ma è sostanzialmente libero. L'ho sentito ieri sera - ha aggiunto l'avvocato - e non mi ha accennato a questa cosa".
IL LEGALE DEI FAMILIARI - "E' stato fatto un lavoro preciso, puntuale e articolato da parte della Procura di Bologna". Così l'avvocato Guido Magnisi, legale dei familiari di Marco Biagi, ha commentato l'esito dell'indagine sulla mancata scorta al giuslavorista assassinato nel 2002 a Bologna.
LE PAROLE DEI PM - Claudio Scajola, nel 2002 ministro dell'Interno, non fece proteggere Marco Biagi dopo aver ricevuto "autorevoli segnalazioni circa l'elevata esposizione del prof. Biagi al rischio di attentati, anche omicidiari". Lo scrivono i Pm Roberto Alfonso e Antonello Gustapane: tra chi fece le segnalazioni, l'allora ministro del Welfare Roberto Maroni, il collega per la Funzione pubblica Franco Frattini, il direttore generale di Confindustria Stefano Parisi.
Gianni De Gennaro, all'epoca capo della Polizia, fu invece informato per iscritto il 15 marzo 2002 dal vicecapo della Polizia Giuseppe Procaccini che "il capo della segreteria" del ministro dell'Interno Scajola, Luciano Zocchi, gli aveva riferito di essere stato quel giorno stesso sensibilizzato dal Dg di Confindustria sulla necessità di attivare misure di protezione.
I pm riportano anche una risposta che sempre il 15, quattro giorni prima del delitto, De Gennaro diede a Scajola, nel corso di una seduta del comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza. Scajola chiese "un punto di situazione per quanto concerne il pericolo di terrorismo" e De Gennaro affermò che "al riguardo non pervengono segnali specifici, né ci sono ulteriori elementi...", senza riferire, invece, osservano i Pm, quanto evidenziato dopo la precedente seduta del 27 febbraio 2002 di quel comitato, dal Cesis, a proposito dei pericoli eversivi provenienti dalle BR-CCC, "che pure erano conosciuti dallo stesso ministro Scajola".
PERSONE OFFESE - Oltre alla vedova di Marco Biagi, Marina Orlandi, ai due figli del giuslavorista Lorenzo e Francesco e alla sorella Francesca Biagi, la Procura di Bologna individua come persone offese nell'inchiesta sulla mancata scorta al docente, che vede indagati Claudio Scajola e Gianni De Gennaro, anche la Presidenza del Consiglio dei ministri e lo stesso ministero dell'Interno.
IL COMMENTO
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