
“In questo momento quell’impianto è antieconomico, facciamo i salti mortali per produrre: per noi è fondamentale che il ribaltamento si faccia”, dicono da Fincantieri, ribadendo la volontà di procedere con il progetto. “Il pallino è in mano al Governo. L’Autorità portuale dice di avere i soldi, 80 milioni promessi dal Ministero delle Infrastrutture, e il progetto del Cociv. Ora serve il parere del Ministero dell’Ambiente. Anche Fincantieri potrebbe fare sentire la sua voce”, dice il segretario della Fiom Cgil Bruno Manganaro.
Va detto però che il progetto del ribaltamento è stato presentato al Ministero dell’Ambiente solo a febbraio, dopo anni di tira e molla tra enti e istituzioni, legati anche ai temi urbanistici e idrogeologici (l’accordo di programma risale al luglio del 2011).
“Ci sono stati notevoli ritardi nell’invio del progetto, finalmente l’Autorità portuale si è decisa a presentare la documentazione la scorsa settimana”: diceva così il vicesindaco di Genova, Stefano Bernini, il 16 febbraio 2015. Febbraio 2015, appunto. Parlamentari, Regione e Autorità portuale ora promettono pressioni sul Governo per una risposta in tempi rapidi.
L’Autorità portuale spera in un parere entro quest’anno, la Fiom entro l’estate. “Il vero problema è che chiediamo risposte veloci al Ministero dell’Ambiente, però il progetto glielo abbiamo dato adesso, dopo che il Cociv lo aveva consegnato all’Autorità portuale oltre un anno fa”, puntualizza Bernini. Ora l’iter prevede che dopo il parere del Ministero dell’Ambiente si pronunci il Consiglio superiore dei lavori pubblici, che ha già istruito la pratica. Terminato quel passaggio si potrà procedere con la pubblicazione della gara. I più ottimisti parlano di inizio 2016, i più scettici di inizio 2017.
Mesi, anni trascorsi in attesa di un intervento che serve a dare un futuro allo stabilimento. “Il mercato è spietato, devi essere competitivo sui costi, oltre che su rispetto dei tempi e qualità del lavoro”, commentano da Fincantieri. Insomma, ogni giorno che passa è un punto perso in termini di competitività e di attrazione per nuove commesse, pure in una situazione in cui il mercato dà segnali positivi.
Le parole di Giuseppe Bono pronunciate a Venezia dovrebbero suonare come un campanello d'allarme: "Se qualcuno in Italia vuole che non si facciano più navi lo dica. Ce ne andremo da un'altra parte, ci aspettano tutti". Si riferiva principalmente alle organizzazioni sindacali, ma la sferzata non può non chiamare in causa la politica e le istituzioni quando si accumulano simili ritardi sulle pratiche.
Ora tocca al Governo, aspettandosi ovviamente tempi rapidi. Che Genova non lo sia stata non può diventare un alibi per Roma, ma non si può dimenticare che sia avvenuto. Giusto per avere la consapevolezza che se Fincantieri davvero si mettesse il cuore in pace, rinunciando al progetto, le responsabilità andrebbero cercate all’ombra della Lanterna, non chissà dove.
IL COMMENTO
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