
Cosa ci aspetta da gennaio?
“Fino ad oggi siamo stati abituati a vedere i salvataggi delle banche fatti dagli Stati, quindi da agenti esterni, dal primo di gennaio, in ottemperanza a una normativa di carattere europeo, si andrà invece a un sistema di bail-in, cioè salvataggio interno delle banche fatto dagli azionisti, poi a cascata dai risparmiatori, fino ad arrivare ai correntisti.”
Il decreto salvabanche in teoria servirebbe per ammorbidire l’ingresso del bail-in?
“Una cosa di cui si è parlato poco è che il decreto salvabanche è servito per salvare questi quattro istituti bancari in crisi evitando che subentrasse una procedura, chiamiamola parafallimentare, dal primo gennaio 2016.”
Quattro banche che apparentemente con il territorio Ligure c’entrano poco...
“E’ ovvio che stiamo parlando di banche di carattere locale, di banche di territorio. Ovviamente questa situazione esiste in tutta Italia. Non che tutte le banche siano a rischio, ma essendo tendenzialmente banche di dimensione più piccola sono quelle che possono risultare più esposte a rischi”.
Salvini, leader della Lega Nord, ha detto a Genova nelle ultime ore di fare attenzione perché da gennaio ci potranno essere altre banche coinvolte.
“E’ evidente che dal momento in cui esiste una norma come il bail-in per il salvataggio di banche a rischio significa che, necessariamente, le situazioni possono esistere su tutto il territorio nazionale. Che esistano domani è un altro paio di maniche. E’ ovvio che purtroppo sappiamo, leggendo i giornali, che vi sono situazioni di alcune banche molto sensibili e che potrebbero portare a situazioni di rischio. Succederà dal primo di gennaio? Non possiamo sapere la data, però è un rischio reale e attuale, tanto è vero che Banca d'Italia in questi giorni sta chiedendo ulteriormente di impedire la vendita delle obbligazioni subordinate, quelle che hanno dato luogo al maggior problema su Banca Etruria e sulle altre banche oggetto del salvabanche. Serve ad evitare che altri risparmiatori possano versare in queste condizioni, il che però, diciamo la verità, è un po’ il chiudere le stalle quando i buoi ormai sono scappati”.
In questo momento, in che modo i risparmiatori possono agire per evitare di subire ciò che hanno subito i risparmiatori di Banca Etruria e di altre banche?
“Questo è uno dei problemi più complicati, nel senso che in questo momento sapere realmente quali siano gli istituti a rischio e quindi le possibili tipologie di titoli a rischio è, non dico impossibile, ma estremamente complesso. Esiste una asimmetria informativa estremamente grave, che è quella che ha colpito anche i risparmiatori di queste banche soggette al salvabanche. Significa che chi va allo sportello e vuole investire i propri soldi non è in grado di capire esattamente il grado di rischio sottostante allo strumento finanziario, cioè sostanzialmente al titolo che gli viene proposto. La cosa grave è che non sempre neppure chi colloca quel tipo di strumento ne è così a conoscenza".
Dal primo gennaio, cosa cambia per il risparmiatore con l’introduzione del bail-in?
“Cambia il fatto che si va a rispondere, nei casi limite anche come correntisti, per quelle che sono le insolvenze delle banche. Ovvero, se una banca dovesse essere posta a una procedura equiparata al fallimento, senza entrare nei dettagli operativi dei nomi e delle procedure, si chiama a rispondere cioè a coprire dei debiti in ordine, ovviamente, il patrimonio della banca, dopo gli azionisti, che vanno a perdere evidentemente il valore del proprio investimento, e poi, a scalare, gli altri titoli di credito, quindi le obbligazioni convertibili, fino ad arrivare ai conti correnti superiori ai 100 mila euro. Quindi fino ai 100 mila euro in realtà risponde un fondo, che è il fondo salvabanche di tutela del credito bancario, e sopra i 100 mila euro rispondono personalmente i correntisti. Soprattutto quest’ultima previsione, se ci pensate, è sostanzialmente orripilante, nel senso che mentre potremmo dire che gli azionisti e in un certo qual modo gli obbligazionisti investono effettivamente a rischio, sapendolo, il proprio capitale, per lo sviluppo di un istituto di credito e quindi pensano anche di far propri degli interessi che provengono da questo investimento, nel caso del correntista tutto ciò non è vero, il correntista compra un servizio e si ritrova a dover coprire le eventuali incapacità della banca".
Dal primo gennaio a cosa dobbiamo stare attenti, senza creare panico e farsi prendere dal panico da una parte, ma vigilando, dall'altra, su quello che effettivamente accade?
“L’onere della vigilanza passa in capo a noi correntisti o comunque fruitori dei servizi bancari e il che significa attenzione prima di sottoscrivere titoli o obbligazioni di banche o prima di avere conti correnti con depositi superiori ai 100 mila euro. Si devono leggere attentamente le informazioni che possono uscire sui quotidiani relativamente allo stato di salute delle banche. Su questo lancio anche un avvertimento: attenzione che ad esempio sui social network escono già degli allert sostanzialmente criminali del tipo “Da domani salteranno le seguenti banche… Crisi per i risparmiatori…”. E’ una situazione da prendere davvero sul serio quindi non fidatevi dei social network in quanto tali, ma verificate le notizie o con i vostri promotori finanziari, che siano ovviamente degni della vostra fiducia, e, soprattutto, confrontando quello che potete leggere con giornali il più possibile specializzati, che diano quindi informazioni controllate e veritiere, perchè questa sarà un vero rischio di questa nuova normativa: il panico generalizzato oppure, saltuariamente, il panico focalizzato su un titolo magari per volontà speculativa su quell’istituto specifico".
Come giudica il comportamento de governo italiano?
“Dipende da come vogliamo vedere le cose. Nel caso specifico il recepire la normativa del bail-in era un obbligo europeo e quindi non lasciava possibilità di scelta. Il decreto salvabanche è stato una pezza messa su una situazione ormai già grave da tempo. Quello che senz’altro manca in questo momento è una normativa di raccordi che consenta effettivamente di mitigare l’asimmetria informativa. Una proposta sciocca potrebbe essere che mensilmente o trimestralmente l’organo di controllo deputato pubblichi un elenco dei soggetti potenzialmente a rischio, in modo tale che il cittadino possa avere un’informativa data da un ente pubblico ufficiale, che quindi non dà una sensazione di rischio che non sia più che fondata e in questo modo si può cercare di aiutare le scelte più consone da parte di ogni risparmiatore.”
IL COMMENTO
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